Ambiente

WWF – ipocrisia e menzogne di un’associazione

11 gennaio 2013 at 16:43

WWF for a living planet

Il WWF ci ha abituato a vedere il suo operato in maniera filtrata, che spesso non corrisponde alla realtà oggettiva dei fatti odierni. Si innalza a protettore della natura da una parte e promuove l’industria alimentare dall’altra. Un’organizzazione che pare ormai corrotta e piena di ossimori ambientali.

L’impegno richiesto a ognuno di noi per salvaguardare l’ambiente

6 novembre 2011 at 12:52
Due ambienti diversi combacianti: il primo prosperoso con mare e alberi, il secondo arido con deserti e alberi secchi.

La scelta dinnanzi agli uomini circa l’ambiente.

Agli uomini d’oggi manca sempre più la sensibilità nei confronti della natura, dell’ambiente e del pianeta in cui vivono. Occorre cambiare mentalità e atteggiamento nella vita quotidiana per riuscire a salvaguardare l’ambiente che ci circonda.

Quando i cavalli sostituiranno le auto

15 ottobre 2010 at 06:49
Cavallo nero corre in un prato

Cavallo come mezzo di trasporto

La giornata in cui andai a lavoro con il mio cavallo.

A lavoro con il cavallo

Di-di-din di-di-din di-di-din…. Suona la sveglia, sono le 7. Stamani ho un appuntamento in centro con un cliente. Mi sveglio tutto rotto come al solito. Mi vesto, mi lavo e faccio colazione con calma. Iniziare una giornata dinamica con la giusta calma è un buon punto di partenza. Prendo le mie cose ed esco di casa. Mentre scendo nel seminterrato lo sento già sbuffare. È impaziente, ha voglia di muoversi. Appena apro le porte della stalla nitrisce di gioia. Uri-el mi aspettava. Si, Uri-el. Così si chiama il mio cavallo. Lo osservo in tutta la sua bellezza e intanto mi avvicino porgendogli lo zuccherino che anche stamani gli ho portato. Forse lo sto viziando troppo. Ma no, in fin dei conti è il mio cavallo e stamani mi accompagnerà al lavoro.

Mentre finisce il suo dolcetto lo abbraccio forte e allaccio la sella. Gli salgo in groppa e usciamo dalla stalla. Apro il cancello di casa e faccio sgranchire un pò le gambe a Uri-el prima di cominciare a cavalcare sul serio. Con passo leggero prendiamo la prima strada fuori casa. È sterrata e leggermente bagnata per via della notte umida. Ai lati l’erba non calpestata è ancora forte e rigogliosa. Mentre l’aria mi sferza il volto mi chiudo meglio nella mia cappa mentre un brivido freddo mi corre lungo la schiena. Mi chino col busto per abbracciare Uri-el e scaldarmi un pò e poi si parte al trotto.

Il piacere di cavalcare la mattina

Incontriamo altri cavalli durante le prime strade che percorriamo e ancora una volta Uri-el si fa ammaliare dalla stupenda cavalla di una signora che incontro spesso la mattina. Non c’è tempo vecchio mio, sono quasi in ritardo per il mio appuntamento; è ora di andare al galoppo. Prendiamo il viale grande che conduce in centro. I cavalli che lo percorrono sono tanti, ma non c’è di certo traffico come quando si utilizzavano le auto. Soprattutto non c’è smog. Ci sono alcune carrozze che procedono più lentamente sulla destra. Osservo sempre incuriosito chi sceglie di stare più comodo perdendosi tutta l’avventura e il piacere procurati da una cavalcata mattutina.

Parcheggiare è molto comodo

Dopo avere cavalcato ai piedi delle colline ho il naso intriso di profumo d’erba, di fiori e di legno bagnato: che spettacolo. Arrivato in centro l’aria è più frizzante e a tratti qualche folata di letame fa svanire tutta la poesia che avevo nel naso. Poco male. È il bello della natura: ci sono i lati positivi e negativi. Devo incontrare il mio cliente in un cafè molto noto del centro. Una volta arrivato lego Uri-el al legno, nel mentre scorgo da una vetrata del locale il cliente che mi aspetta. Prendo i documenti che mi servono dalla sacca della sella e constatato che Uri-el è in buona compagnia, al fianco di altri due cavalli, mi accingo ad entrare.

Un piccolo imprevisto

L’appuntamento è andato bene. Una chiacchierata tranquilla progettando alcuni lavori, accompagnata da un buon caffè lungo. Salutato il mio cliente slego Uri-el e molto tranquillamente usciamo dalla città. Il sole si è alzato e già ci scalda di più con il suo tepore. Ho voglia di correre con Uri-el e quasi fossimo in empatia mi fa un cenno come a volere essere spronato. Ok amico, andiamo. Una gran corsa lungo il viale grande del ritorno a casa. È fantastico. Il sole, la velocità, gli altri cavalli che ci guardano straniti quando li superiamo. Una piccola buca… la perdita dell’equilibrio… Uri-el!!… cado a terra…

Cazz!!! Mi sveglio! Sono sudato nel letto in una posizione scomodissima. No! Era un sogno! I cavalli non hanno ancora sostituito le auto. Le 7:20! Merda non ho sentito la sveglia! È meglio mi dia una mossa. Il Sig. Caselli mi aspetta nel suo ufficio tra poco più di un’ora, e la mia renault fatica sempre a mettersi in moto ultimamente. Poi ci sarà sicuramente traffico, e il tempo per parcheggiare, il nervoso… Uff… Quando arriverà il momento in cui potrò uscire di casa con Uri-el?

Dare la libertà a una piccola tartarughina è una grande emozione

10 settembre 2010 at 06:45

Dare la libertà a un animale è molto gratificante. Vederlo poi ben contento della libertà conquistata è davvero una grande emozione. La piccola tartarughina Tartara compie un viaggio da Ragusa a Bologna per conquistare la libertà!

Un bene prezioso: la libertà!

La libertà è fantastica! Potere ridare a un piccolo animale la sua libertà è un emozione splendida, che ti colpisce dentro! Nel mese di giugno, la mia amica L. è venuta a trovarmi dalla Sicilia. Con lei ha portato la sua tartarughina di nome Tartara. È stato un viaggio intenso per la piccola Tartara, ma L. l’ha trattata veramente bene durante tutto il viaggio. Arrivata finalmente a Bologna ha pernottato un paio di notti a casa mia. Di tanto in tanto ha zampettato per casa, pregustando quella libertà che avrebbe conquistato di li a poco.

Il giorno in cui Tartara conquistò la libertà

Arrivato il giorno della libertà, io e L. abbiamo portato Tartara ai Giardini Regina Margherita di Bologna, dove c’è un laghetto piuttosto grande, pieno di pesci e tartarughe, piccole e grandi. Abbiamo valutato bene dove ridarle la libertà e circospezionando il laghetto abbiamo dapprima scartato varie ipotesi (tra le quali lanciarla da un ponticello… 🙁 ) e infine trovato un punto in cui la staccionata, che recinta il lago, era facilmente accessibile e il laghetto subito li vicino. Tartara sarebbe arrivata al laghetto zampettando piuttosto facilmente. Speravamo infatti che arrivasse al laghetto con le sue forze e di sua iniziativa, quasi a dimostrarci che accettava di buon grado la sua nuova e grande casa.

Nuova vita per Tartara

Nei primi attimi in cui si è ritrovata sull’erba è rimasta un pò indecisa e confusa, ma con una piccola spinta si è diretta con grande decisione verso il laghetto. Nel momento in cui si è tuffata è stata una grande emozione. Eravamo insicuri circa la scelta che avevamo fatto e vederla così energica e decisa nel tuffarsi nel laghetto è stato rassicurante. Abbiamo riso ed esultato e vederla conquistare la libertà, che le spettava di natura, ci ha riempito di gioia. Appena si è tuffata l’abbiamo persa di vista, probabilmente stava fiancheggiando il muretto del lago, ma poco dopo è riapparsa, e l’abbiamo veduta nuotare allegramente verso il centro del lago. Di li a poco avrebbe conosciuto le sue nuove amiche tartarughine, insieme alle quali avrebbe esplorato un laghetto infinitamente più grande rispetto la sua vecchia casa. Che spettacolo! 🙂

Che fine fanno le cose che buttiamo?

30 luglio 2010 at 06:44

La storia delle cose ha un percorso che non ci viene raccontato e al quale pensiamo quasi mai. Che fine fanno gli oggetti che utilizziamo e poi buttiamo? Ma soprattutto: tutto ciò che compriamo ci serve veramente?

Consumatori? Almeno con consapevolezza

Senza consapevolezza degli acquisti prima o poi le cose che possiediamo ci possiedono. Ma soprattutto prima o poi le cose ci sovrastano perché non sappiamo più dove farle finire. Il consumismo è più subdolo di quanto si possa riuscire a immaginare. Quasi tutto ciò che consideriamo una cosa normale (possederlo o acquistarlo), porta in realtà con se una parte di un piano ordito dai potenti del mondo, che a forza di “cose” vuole farci rincoglionire completamente facendoci pensare solo a comprare invece che vivere il vero valore della vita. Tempo fa il mio amico N. ha partorito una massima di grande intelletto: “quando stai per comprare qualcosa, chiediti se ti serve veramente”. Se la gente rispondesse in sincerità a questa domanda, il 95% delle volte (tolti i beni primari) non comprerebbe niente.

Se ci pensi ti accorgerai che quasi tutto ciò che compri in realtà non ti serve

Prova a pensare: se smettessi di comprare vestiti ti mancherebbe forse da vestire? Se non comprassi più scarpe dovresti forse camminare scalzo? Quando compri un nuovo cellulare lo fai perché quello che avevi non funziona più o solo perché vuoi un oggetto un pò più alll’avanguardia? Credo stia tutto qui; in ciò che sono riusciti a farci credere. Cioè che se non possiedi oggetti fighi, o non vesti alla moda, o non hai una bella auto o non hai un aspetto cool allora sei un uomo che vale poco. È un contesto talmente intrinseco nell’animo umano più di quanto si possa credere. Ho visto molte persone che, d’accordo con tutto questo, fanno comunque fatica a metterlo in pratica.

Compari di coloro che stanno fottendo il mondo

La fregatura è l’accettazione. Proprio come si vede nel video è difficile fare capire a chi non ha un cervello in grado di ragionare che si può vivere insieme, anche se lui compra un sacco di cose e noi invece no. Purtroppo, dall’astuzia di chi ha inventato questi concetti, si arriva oltre la nostra ignoranza personale circa il comprare cose. Già, perché qualcuno ha dettato le regole per arricchirsi fottendosi il mondo, e noi glielo lasciamo fare tranquillamente. Invece di combattere per il nostro pianeta ci facciamo asfaltare il cervello da tutto ciò che ci inculcano. Così non solo non viviamo una vita piena di consapevolezza, ma permettiamo che pochi uomini senza scrupoli e senza morale decidano le sorte di un pianeta e di un’intera popolazione.

Lo scopo degli oggetti e quello della tua vita

La cosa più assurda, come si vede nel video, è che nonostante l’impegno dei singoli, non si riuscirà a fermare il consumismo che avanza. Almeno non fino a quando si saranno mangiati l’ultimo pezzettino di terra! Occorre una svolta di massa! Un cambiamento collettivo di come la vita viena intesa e di quale sia veramente la sua importanza. Se aspetteremo che le cose cambino dall’alto avremo 2 possibilità: o non cambierà nulla o comunque occorrerà troppo tempo; e sarà ormai tardi… Capisco che al giorno d’oggi abbiamo ormai la credenza che le cose che utilizziamo debbano essere soprattutto belle. Ma non dimenticare che lo scopo degli oggetti che utilizzi è di essere funzionale. Come il tuo cervello…