Fare l’Italia e gli Italiani veri prima di entrare negli Stati Uniti d’Europa

26 dicembre 2010 at 17:48
Bandiera Italiana

Fare l'Italia e gli Italiani

Quando il potere non è centralizzato è vicino ai luoghi e alle persone. Tutto è più semplice. Persone e stato migliorano giorno dopo giorno. Occorre decentralizzare il potere, mantenendo unita la nazione Italiana.


Le difficoltà dell’Italia con potere centralizzato

Il tema dell’unità d’Italia è piuttosto attuale in questi giorni. Quanto segue non vuole creare dubbi circa l’Italia unita, ma porre il punto e la ragione sull’importanza di rivedere alcune forme di governo. Più le comunità sono grandi e più numerosi sono i problemi legati ad esse. Così come più grandi e popolati sono i paesi e più difficile sarà governarli.

Il potere di un governo non può essere centralizzato in una capitale a km di distanza dalle regioni e dai luoghi del paese. In Italia questo è ancora più infattibile. Regioni con culture completamente diverse una dall’altra, popolazioni con credo e stile di vita differenti. Morfologia del territorio regionale totalmente diversificato. I problemi della nostra nazione hanno bisogno di essere presi in esame sul luogo, e non da Roma.

Più si innalza il numero e più si perde la ragione

Certo, ci sono regioni a statuto speciale. Le regioni stesse si preoccupano dei problemi del territorio. E così fanno le province e i comuni. Ma possiamo dire che tutto questo funzioni? Possiamo dire soprattutto che un altro modo di governare non potrebbe fare meglio? Anche nei contesti più semplici e quotidiani, più il numero dei componenti di una comunità si alza più si perde la ragione e la capacità di fare funzionare le cose.

Nelle compagnie dei ragazzi, ad esempio, quando è presente una numerosa massa di elementi regna il caos. Si pensa solo al divertimento e la forza del gruppo aliena i singoli soggetti. Quando i componenti sono 3 o 4 si riesce invece a parlare, a confidarsi e confrontarsi, a ragionare. Lo spirito si innalza, la ragione eccelle e tutto appare più calmo e più chiaro. C’è più equilibrio.

Anche nei contesti scolastici il numero incide notevolmente. Quando l’aula è composta da 20 ragazzi, forti della massa, quest’ultimi tendono a fare baccano, perdono la concentrazione, si distraggono. Il professore stesso fa fatica a insegnare: non può prendere in esame le singole difficoltà e tutto scema in qualcosa di più o meno riuscito.

Quando il numero di una classe è inferiore alla dozzina, in classe vige la tranquillità. Il clima è più disteso, quasi familiare. I ragazzi sono più interessati, più attenti. Il professore riesce a spiegare meglio, rimanendo anche lui più disteso. Ogni soggettiva problematica può essere presa in esame con attenzione e l’istruzione di ogni singolo alunno migliora notevolmente (alla faccia di quanto detto negli ultimi mesi da alcuni ignoranti politici).

Così è anche nelle nazioni. Se in essa i singoli soggetti vivono meglio, producono di più, sono più eccelsi nelle rispettive arti e professioni, allora il paese in cui vivono sarà di rimando migliore, e anche meglio governato. In una piccola comunità è molto più facile capire ciò che non funizona. Se c’è un malfattore non sarà difficile identificarlo. Ma soprattutto sarà più facile rieducarlo. Sarà soprattutto più facile per i cittadini capire come i governanti svolgono il loro lavoro (spesso lo si dimentica quasi, ma se un paese non funziona e in esso i suoi abitanti non vivono bene, la responsabilità è di chi governa, e non di chi lo abita come vogliono farci credere).

La trasparenza e la chiarezza regnerebbero più di quanto non abbiano mai fatto nella storia d’Italia. Il paese sarebbe unito, ma le forme di governo adatte a ogni singola regione e città, e in esse concentrate. Come può Roma decidere e promulgare leggi consone alla Sardegna o alla Sicilia? Gli stili di vita e le possibilità sono diverse. Gli stipendi sono diversi. La cultura è diversa. E nonostante si voglia dire e sostenere che è giusto il metodo di governo attuale, la realtà dei fatti dimostra il contrario.

Prima l’Italia e poi gli Stati Uniti d’Europa

Sarà difficile che questo avvenga. Tra perbenisti, pensieri leghisti, falsi patrioti, bigotti cattolici, tradizionalisti, mentalità retrograde, ladri astuti, tutto ciò è ben lontano a venire. C’è chi sostiene che l’Italia ha bisogno di una propria rivoluzione per ritrovare quello spirito patriotico oramai perduto. Soprattutto per potere entrare definitivamente in Europa, quando i suoi stati diverranno gli USE (United States of Europe) (e prima o poi lo diverranno). A mio avviso è bene che prima l’Italia e gli Italiani sappiano essere Italia e Italiani veri. È bene compiere piccoli passi e imparare prima a camminare e poi a volare. E se solo gli Italiani si decidessero a farlo riuscirebbero benissimo!