filosofia - Pagina 2

Infinito infinito e infinito finito

6 giugno 2010 at 06:11
ragazzo con la testa di albero guida una bici che rappresenta l'infinito e tiene in mano un uccellino

Spazio tempo infinito infinito e spazio tempo infinito finito

Viviamo di spazio e tempo infiniti, ma non ce ne rendiamo conto. Tendiamo ad avere l’errata convinzione che l’infinito possa essere solo applicato al grande e non anche al piccolo. Difficilmente poi, comprendiamo la differenza tra l’infinito infinito e l’infinito finito.

Spazio e tempo a cui non pensiamo ma che viviamo ogni giorno

Il concetto dell’infinito è trascendentale per l’uomo. Tutti, prima o poi, impegniamo il nostro cervello per pensare ai confini dell’infinito, e oltre. Ovviamente, l’unico risultato che otteniamo, è un’espressione da ebete ben stampata sul volto. Nonostante tutti facciamo prima o poi questo pensiero non tutti siamo consapevoli della differenza tra spazio infinito finito e infinito infinito. Non è un gioco di parole, ma la realtà di tutti i giorni.

Concetti dello spazio e del tempo appresi dal manuale dei piani di un gioco di ruolo

Non sono venuto a conoscenza di questi concetti sui libri di scuola o nelle aule di chissà quale prestigiosa università, ma dai manuali di un gioco di ruolo. La passione che nutrivo per tutte le ambientazioni del gioco mi portava a leggere ogni tipo di manuale, tra i quali quello dei piani. È tra queste pagine che ho appreso i rudimenti delle teorie dello spazio e del tempo, poi ampliate con letture e ricerche più specifiche. Ma è stato Dungeons & Dragons (ok, ero e sono tuttora un vero nerd) ad affascinarmi circa i misteri per cui alcuni piani (una sorta di dimensione) sono infiniti finiti e altri infiniti infiniti.

Spazio infinito finito

Ma qual è la differenza? Il concetto di infinito infinito è chiaro a tutti: non c’è inizio e non c’è fine e così anche per tutto lo spazio e il tempo compresi tra 2 punti immaginari. Il concetto di infinito finito invece è un pò più articolato, e forse per questo più affascinante: c’è un inizio o una fine (o entrambi), ma lo spazio ivi compreso è infinito. Ciò che mi ha sempre più incuriosito è che viviamo di spazi infiniti finiti ogni giorno senza rendercene conto. Vediamo un esempio. Siamo soliti pensare che un secondo sia un tempo quasi irrisorio per la nostra vita, infine si tratta di un solo secondo. Che sarà mai? Invece, quel secondo, al quale diamo così poca importanza, è uno spazio infinito, anzi infinito finito. Non ci credi?

Il secondo ha un inzio e una fine, ma al suo interno contiene infinite sotto unità di misura del secondo. Se mi riferisco al secondo 0,01 non faccio altro che riferirmi solamente a uno degli infiniti numeri (che rappresentano tempo) contenuti in un secondo. Così come un secondo contiene questa unità di tempo contiene anche questa: 0,000001 e questa: 0,000000000000000001. Capisci bene che potremmo andare avanti così all’infinito. Questo dimostra come un dato tempo possa essere infinito nonostante sia finito (potremmo dire determinato).

Molto similare è il concetto riguardo lo spazio. Siamo soliti pensare che un centimetro sia una piccola insignificante unità di misura. Inizia e finisce in due punti ben precisi. Contiene però al suo interno infinito spazio. Replicando l’esempio sopra posso riferirmi all’unità di misura 0,00001 cm, così come a 0,00000000000001 cm, potendo protrarmi all’infinito.

L’infinito che c’è nel grande e nel piccolo

Tendiamo a pensare che l’infinito sia un concetto destinato solo ad ampliarsi, mentre essendo tale non fa distinzione riguardo l’unità di misura di spazio e tempo che utilizza. Può quindi estendersi a dismisura, così come restringersi. L’infinito non è un concetto solo “grande”, ma anche “piccolo”. Se posso immaginare qualcosa di sempre più grande, allora posso fare altrettanto immaginandolo sempre più piccolo. Fermo restando che in uno spazio e tempo infiniti questi concetti perdono completamente il loro senso prettamente simbolico. Grande e piccolo esistono solo se possono essere comparati. In uno spazio tempo infiniti nulla è grande e nulla è piccolo, semplicemente tutto è infinito.

Spazio e tempo che cambiano in relazione all’osservatore

Spazio e tempo cambiano dipendentemente dal punto di vista dell’osservatore. Come uomini abbiamo una determinata concezione di spazio e tempo. Ci relazioniamo così a un secondo o un centimetro in base al punto di vista con cui siamo abituati a guardarli. Se fossimi esseri infinitamente più piccoli (non solo in dimensioni, ma anche in concezioni) avremmo un’approccio al centimetro completamente diverso. Immaginando di trovarci al cm 0,0000000000000000000000001 vedremmo sicuramente il centimetro come un’unità di misura enorme. Allo stesso modo, se fossimo condizionati dal tempo in maniera diversa, avremmo tempi e ritmi diversi. Se potessimo percepire il secondo 0,00000000000000000000000000001, avremmo una considerazione diversa di tempo e spazio.

Probabilmente non cambierebbe molto, proprio perché è l’osservatore che crea la propria concezione di tempo e spazio. Potremmo paragonare le unità di misura qui sopra a quelle a cui siamo abituati a vivere e probabilmente non ci sarebbe alcuna differenza visto che le unità di misura non sono altro che un modo per riferirsi a un tempo e uno spazio infiniti. È uno dei grandi limiti umani: volere ingabbiare ciò che è infinito (spazio e tempo) all’interno di concetti (unità di misura) che non gli si addicono.

Arte tattile

29 aprile 2010 at 06:12
Signora tocca con mano un quadro

Arte tattile applicata ai quadri

Ognuno dei nostri sensi, compreso il sesto, ha una rispettiva arte che lo riguarda. Solamente il tatto ancora non ha una vera e propria arte creata appositamente e solo per lui. Pensieri relativi all’arte tattile.

Un pensiero nato da ciò che mi circonda

Martedì scorso finisco il lavoro verso le 20 e avendo già deciso di fare un giro prima di cena per distrarmi un pò, lancio il pigiama sul letto (ebbene si, a volte inizio e finisco le mie giornate in pigiama), mi infilo jeans e maglietta e faccio un giro per il quartiere. Imbocco la prima strada che taglia quella di casa mia e comincio a guardarmi intorno, bello contento. L’aria è piuttosto stimolante. I giardini delle case che costeggio emanano un gradevolissimo profumo e alcune ventate di mangericcio sapientemente cucinato fanno gorgogliare il mio stomaco. Quasi mi rammarico di essere uscito senza prima cenare.

A un certo punto un colombo emette il suo classico verso strano e attira la mia attenzione mentre svolazza da un tetto a un albero. Non so se sia stato il condizionamento subito dall’arte negli ultimi tempi o il mio solito pensare troppo, ma è in questo momento che mi chiedo come fanno gli artisti a prendere ispirazione da ciò che vedono nel mondo. Il desiderio di essere in grado un giorno di replicare in qualche modo ciò che vedo in quel momento fa scattare in me alcuni pensieri.

Un’arte per ogni senso

Se esistono le arti visive (pittura, scultura, design in genere) esistono anche quelle uditive (musica e canto). Allora penso ci sarà almeno un’arte per ogni senso e continuo a pensare. Arti olfattive (profumi e odori). Arti gustative (cucina e cibi in generale). Arti tattili… No! Non mi viene in mente niente. Possibile che non esistano arti tattili? Nessuno che realizzi qualcosa per il gusto di farlo toccare agli altri. Mi concentro ma niente, a mio avviso non esistono arti tattili. È molto strano perché si va nei musei per vedere opere d’arte. Ci si reca ai conerti per ascoltare opere musicali. Si comprano piccole boccette costose per annusare profumi solleticanti. Allo stesso modo si avvicina il naso a un piatto fumante per annusarne il sublime odore. Infine si va al ristorante per gustare le più incredibili prelibatezze. Ma non si va da nessuna parte per toccare qualcosa.

Il sesto senso e le emozioni d’arte

Mi incammino verso casa e mentre mi incuriosisco e innervosisco allo stesso tempo perché non riesco a trovare un’arte tattile, ricordo l’esistenza del sesto senso. Come ho fatto a dimenticarlo? Ecco, anche il sesto senso, che fondamentalmente è lo spirito, ha un arte. Anzi, probabilmente le ingloba tutte. Perchè quando viviamo d’arte ci emozioniamo. Lo stupore nel vedere un’opera d’arte ci fa sussultare dentro! E quando l’emozione non è più contenibile la esterniamo con il riso e con il pianto. Forse è l’abitudine al tatto che ha fatto si che non ci siano arti a riguardo? Il tatto è probabilmente il primo sentore che percepiamo quando veniamo al mondo. Che sia per questo che non riusciamo a sviluppare un’arte per questo senso?

Il senso misterioso del tatto

Cedo alla mia incapacità di trovare un’arte tattile. Infine sono consapevole che è arte tattile quella che viviamo ogni giorno. Quante volte abbiamo accarezzato un tessuto per sentire l’effetto che fa? E quante volte abbiamo toccato un muro ruvido per lo stesso motivo? Forse l’arte tattile è talmente intrinseca nella nostra vita che è impossibile considerarla tale. Il tatto è anche intrinseco nel nostro corpo. Ogni senso infatti ha un punto ben specifico nel quale percepire la rispettiva arte: gli occhi per vedere, le orecchie per ascoltare, la bocca per gustare e il naso per odorare. Ma il tatto è presente in tutto il corpo. Ogni singola parte di esso (alcune più, altre meno), può percepire il tatto.

Un’arte per il tatto

È tutto molto curioso. Rientrato in casa, prima di cedere alla sconfitta di non avere trovato un arte tattile, provo a fare una ricerca sul web e internet viene in mio aiuto. L’arte tattile esiste da quasi un secolo. La galleria nazionale d’arte moderna è solo uno dei tanti musei che organizza percorsi tattili. Molte organizzazioni no profit si occupano di tactile art (arte tattile), veri e propri percorsi che mirano a creare un’arte riconoscibile al tatto.

Il fascino e il mistero del senso del tatto

Senza mancare di rispetto a nessuno, rimango un pò deluso che l’arte tattile sia per ora indirizzata prettamente a chi ha problemi di vista o completamente non vedente. D’altra parte invece sono contento nel vedere ancora una volta come un senso possa svilupparsi ulteriormente in assenza di un altro. Continuo a credere che ancora non ci sia una vera arte tattile. Chissà, forse è solo questione di tempo e un giorno sapremo apprezzare di più ciò che alcuni creeranno per noi e il nostro senso del tatto. Speriamo, perché per ora il solo pensarci è estremamente affascinante.

Problemi e debolezze che ci caratterizzano e ci rendono interessanti

30 marzo 2010 at 06:34

Impegnarsi per trovare il proprio equilibrio è un’azione che oggi non conta quasi più nulla. Cercare di fare credere agli altri che “ci stiamo dentro” e non abbiamo alcun problema sembra essere diventata l’unica ragione di una vita che vita non sarà mai.

Distinguersi dalla massa

Quando avevo circa 13 / 14 anni i miei amici erano presi giorno e notte da un unico pensiero, il sesso, e da un unico obiettivo, fare sesso! Certo, sono sempre stato un pò stranito, ma continuavo a chiedermi il perché di quell’accanimento a riguardo. Come ogni ragazzino avevo i miei momenti di personale piacere, ma il sesso era una cosa che non mi premeva affatto. Probabilmente è stato anche questo a farmi vedere agli occhi dei miei amici come uno con qualche rotella fuori posto. Col passare degli anni i miei discorsi cercavano di fare comprendere loro alcune cose e fondamentalmente le capivano, anche se non lo hanno mai ammesso. È così che mi sono guadagnato molti epiteti di dubbio pregio e dubbioso pensiero.

L’equilibrio di ognuno di noi

Ad oggi sono contento di avere avuto una costante nel distinguermi dalla massa. Credo che avere pensato sempre con la mia testa mi abbia fatto crescere molto più di quanto avrei potuto fare simulando una pecora. Non pensavo a scopare come un riccio quando ero ragazzino, non pensavo alle moto quando ero un pò più grande e le auto non mi sono mai interessate. Ho avuto anche io i miei momenti, ma per fortuna sono stati solo momenti. Le considero soprattutto esperienze dalle quali ho capito cosa andava e cosa non andava in me. Mi sono perso nell’alcol, nella droga, nei piaceri carnali, nel denaro, nell’apparire piuttosto che nell’essere, ma alla fine, continuando comunque a tribolare, ho sempre ritrovato il mio centro, il mio equilibrio.

Quiete e movimento

Oggi giorno subiamo un bombardamento mediatico in grado di sradicare anche le personalità più radicate nel terreno del loro essere. Trovare il proprio spazio ed essere originali in questo mondo non è facile. La paura di restare soli incombe, ma a mio avviso dovrebbe spaventare di più la possibilità di non riuscire ad essere se stessi. Viaggiare per il mondo è oggi considerata la cosa più figa che si possa fare. A sentire taluni sembra quasi che se non viaggi sei uno che non sa nulla, ma soprattutto uno sfigato. È curioso notare poi come queste persone, che tanto hanno viaggiato e tanto conosciuto il mondo, sappiano poco di loro stesse, quasi non si fossero mai conosciute. A mio avviso il viaggio più importante che facciamo è quello dentro di noi. Un viaggio silenzioso ma imponente. Un viaggio da fermi che ci muove sempre. Questo contraddistingue chi è quiete e movimento da chi si muove non sapendo dove sta andando.

Stiamo arrivando con le armi in mano

23 marzo 2010 at 06:32

Il male non cerca di eliminare la legge. Ma aggirandola mina ad annientarla nascondendo di fatto il suo operato. Dall’interpretazione che diamo alle leggi si capisce dove è volto in nostro animo.

L’interpretazione della legge

La legge è un’arma. La legge può essere interpretata. L’interpretazione della legge viene dal cuore e dal buon spirito. È così per la legge divina ed è così per la legge terrena. I “legali malvagi” (e con legali non si intendono avvocati ma la tendenza al rispetto delle leggi) hanno sempre capito che la chiave della loro libertà è nella legge. Per questo non hanno mai contraddetto la legge, ma l’hanno sfruttata, aggirandone ogni più dettagliato termine fino a sconvolgerne completamente il senso. La legge scritta potrebbe anche non esistere. Basterebbe la legge che è racchiusa nei cuori delle genti. L’interpretazione che diamo alle leggi è una rappresentazione del nostro animo. Ogni uomo è in grado di riconoscere il bene e il male. C’è quindi da chiedersi dove vediamo l’uno e dove l’altro in tutto questo. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Gli stolti del mondo

25 febbraio 2010 at 06:21

uomo cavalca gatto al contrario

Gli stoldi del mondo non capiscono il giusto verso delle cose


Gli stolti del mondo sono coloro che sanno ma fingono di non sapere. Sono coloro che capiscono ma si comportano da stupidi. Sono coloro che potrebbero cambiare le cose ma rimangono immobili. Sono coloro perennemente in guerra con loro stessi e la verità. Ed il mondo ne è pieno.

Le vite degli stolti che girano insieme al mondo

Sono tanti gli stolti del mondo. Coloro che sentono la verità, ma non la ascoltano. Coloro che capiscono ma fanno finta di non sapere nulla. Coloro che vedono bene come gira il mondo ma preferiscono girare insieme ad esso. Nasce così una giravolta di vite, consapevoli ma ignoranti, che si lasciano trascinare dal mondo invece che dominarlo.

Il sentore che ogni uomo nasconde dentro se

Costa fatica accettare la verità e gli stolti del mondo non la vogliono nemmeno ascoltare. Se la vedono girano lo sguardo dall’altra parte. Nella maggior parte degli uomini è presente un sentore. Un piccolo sentimento che fa capire qualcosa, ma che non venendo perseguito non porta a capire nulla. O meglio, qualcosa porta a capire: permette di comprendere bene dove porterà quel sentore se perseguito e questo comporta una scelta. Inutile parlare della scelta che fanno gli stolti del mondo: lo vediamo ogni giorno.

Mentre vivono la loro vita però, gli stolti del mondo hanno a volte la possibilità che la verità delle cose gli venga mostrata veramente, che gli vengano svelati alcuni segreti della vita. Piccole cose che fanno andare quel sentore, che essi provano, oltre quanto vorrebbero andasse. Perché quando il sentore si muove, si porta dietro tutto ciò che abbiamo, persino noi stessi. E perdersi è facile. Soprattutto quando ci si è costruiti una vita del tutto opposta a questo sentore.

Chi sa riconoscere la verità?

Queste persone tendono a combattere chiunque tenti di muovere un po’ di più il loro sentore, di farlo crescere, maturare. Quando si parla del vero senso della verità, della sua essenza, ci sono generalmente due reazioni che si possono verificare. Ci sono persone che si lasciano trasportare dal proprio sentore, mosso violentemente, per raggiungere una nuova visione delle cose, per arrivare a una nuova comprensione circa le questioni del mondo. Altre persone (stolti), invece, si scagliano con rabbia contro chi muove il loro sentore, oppure con superficialità, o anche menefreghismo. Spesso dopo alcune discussioni sbottano contro il loro compagno di discussione chiedendogli: “sei la verità tu?… che pensi di sapere tutto!” È la domanda che è sbagliata. In tutto. Anche nella direzione. Poiché la vera domanda che tutti dovremmo porci è questa: “se incontrassi la verità sarei in grado di riconoscerla?”