filosofia - Pagina 3

Differenza tra amore ed innamoramento

6 gennaio 2010 at 11:11

lucciola si innamora di una lampadina

L'innamoramento non fa vedere le cose come sono realmente


Molte persone considerano l’innamoramento come fosse amore. La differenza tra i due sentimenti è però sostanziale, sia in ciò che si prova che in ciò che muove le persone.

Quando si è innamorati e quando si ama

Quando si è innamorati si vede l’altra persona come essa probabilmente non è. Non sempre, ma l’innamoramento crea una maschera da fare indossare all’altra persona, un’idea di questa persona che si espande nella propria mente che non rispecchia la realtà. Quando si ama un’altra persona, invece, si ha in mente il bene di questa e non si mette se stessi e il proprio sentimento davanti a tutto.

La passività sentimentale dell’innamoramento

L’innamoramento è un sentimento molto bello, ma occorrerebbe una maturità tale per viverlo al meglio che forse nessuno possiede e forse è bello proprio per la passione che assale e i ragionamenti che vengono meno. Questo sentimento inganna però le persone, facendole credere di amare qualcuno, ma in realtà esse amano se stesse e il sentimento che stanno provando in quel momento. Sono ebbre di ciò che sentono dentro, di quello che provano e di ciò che la loro mente le porta a credere in relazione al sentimento che hanno dentro. Quando si è innamorati si è come sospesi su un filo, basta poco e si cade. Cade tutto il castello che si credeva costruito su solida roccia e invece aveva fondamenta sulla riva del mare.

Finché l’innamoramento persiste si vuole l’altra persona al proprio fianco, ma non perché la si ama, ma perché si necessita del sentimento che si prova in quel momento a tal punto da non poterne fare a meno. Quando infatti l’innamoramento svanisce si abbandona la persona che lo faceva provare. Questo a testimonianza che non si amava quella persona, ma se stessi e il proprio sentimento, e fregandosene dell’altro si andrà come girovaghi nella vita in cerca di qualcun’altro che faccia provare nuovamente quelle emozioni.

La decisione di amare

L’amore è una decisione. È infinitamente passionale, ma allo stesso tempo razionale. Se non si ragiona è impossibile amare, poiché amare è anche insegnare. Quando si ama, i sentimenti che si provano vengono incanalati nella ragione per fluire poi in amore pieno. Quando si ama un’altra persona non si sta insieme a lei solamente in base ai sentimenti che personalmente si provano. L’egoismo viene messo da parte e la ragione sentimentale prende il sopravvento innescando un movimento di ragione e sentimento che si alimentano l’uno con l’altro come fossero un movimento infinito. Amare è anche insegnare. Anche a costo di perdere la persona amata. Non ci si comporta come se si avesse sempre una pressione e una paura di perdere quella persona, ma ci si muove impavidi, poiché il bene dell’altro viene prima del bene personale. Così si raggiunge anche una maturità piena e una vera consapevolezza di noi stessi e di chi ci sta a fianco. Quest’ultimo non avrà di fianco una persona arrendevole, ma una persona fermamente convinta di amare e questo gli permetterà di crescere emotivamente e di maturare.

Innamoramento egoista ed amore maturo

Troppo spesso oggi le persone sono in balia di innamoramenti che poco portano e poco insegnano, che poco sapranno fare crescere e maturare, che troppo spesso sono caratterizzati da un grande egosimo emozionale. Il vero amore rimane per lo più nascosto nel mondo, tra quelle persone che hanno saputo crescere e maturare e hanno deciso di amare l’altro e non se stessi. Hanno saputo trovare un equilibrio, che immobile è comunque in movimento, che essendo definito è comunque infinito. Fortunati coloro che lo hanno capito e lo hanno vissuto o lo vivono tuttora.

Mussolini nella sua ultima intervista

1 gennaio 2010 at 12:04

Mussolini

Mussolini


Nella sua ultima intervista Mussolini fa un sunto di quanto accaduto in Italia e nel mondo durante la sua dittatura. Analisi del pensiero distorto e della dubbia filosofia di un personaggio che ha creduto in se e nell’Italia a tal punto da entrare nella sfera dell’entropia.

Il filosofo dell’entropia

Le parole di questa intervista sembrano quasi le parole di un filosofo entropico, che alla fine dei suoi giorni non vede altro che male e nero. Le prime parole riguardo l’esperienza hanno quasi un senso logico. È vero, l’uomo ripete sempre gli stessi errori, ma senza l’esperienza ne compierebbe molti di più. Occorre guardare un arco di tempo molto ampio per potere capire che l’esperienza è indispensabile all’uomo.

La solitudine degli uomini

Concordo con quanto detto circa la solitudine degli uomini. Quando un uomo si ritrova solo è obbligato a guardarsi dentro e molto probabilmente dovrà imparare ad andare d’accordo con se stesso, cosa molto difficile che ad oggi è divenuta impossibile per molti. Gli uomini hanno sempre più bisogno degli altri, ma a differenza di un tempo non è più un contesto sociale sano. Il valore della comunità, il piacere di stare insieme. Molti uomini di oggi sanno nell’inconscio che da soli morirebbero molto velocemente. Ad oggi molti uomini fanno uso della comunità per ostentare la propria presenza nel mondo, la propria esistenza. Per vantarsi di quanto fatto o posseduto, di quanto siano belli o ben vestiti. Questa è la vera solitudine degli uomini di oggi, che non hanno ancora capito che sono soli anche quando sono in mezzo alla gente.

Mussolini non ha creato il fascismo, l’ha tratto dall’inconscio degli italiani

Probabilmente questa affermazione ad effetto è veritiera. Vuol forse dire che bisogna impegnarsi a tirare fuori ciò che di male c’è nelle genti? Se io plagiassi una persona a fare il male potrei dire che io non ho colpe perché ciò che è stato è frutto dell’inconscio della persona che ha fatto il male? In ogni uomo c’è il bene e il male, bisogna solo decidere cosa è meglio fare fuoriuscire da essi. Il popolo di una nazione è come un bambino e chi lo governa fa le veci del genitore. Non si da quindi ai bambini ciò che vogliono quando vogliono, ma per il loro bene si cerca di insegnargli il meglio. I bambini mangerebbero dolci e caramelle tutti i giorni. Questo farebbe si la loro felicità, ma diverranno essi un giorno degli uomini? Diverranno veramente felici?

Chi governa una nazione dovrebbe impegnarsi a trarre il meglio dalle genti. Insegnargli il valore del bene. Non spingendoli verso i loro più marci e reconditi sentimenti dicendo poi che questo è ciò che li caratterizza. Essi in questo caso sarebbero caratterizzati da chi li ha governati e non da loro stessi! Gli uomini hanno bisogno di imparare e occorre loro qualcuno che sappia insegnargli i veri valori della vita, le cose giuste. Qualcuno che gli insegni a combattare contro i loro sentimenti più meschini e più malvagi.

Un errore è un errore

Quando ci viene detto che abbiamo sbagliato non sempre chi ce lo fa notare sa anche dirci come avremmo dovuto comportarci. Se qualcuno non sa dare un’alternativa ai nostri errori non significa che i nostri errrori non siano tali. Un errore infatti non viene cancellato se ci viene fatto notare o meno, o se qualcuno mostra la giusta alternativa ad esso. È un errore e tale rimane!

La volontà di sottomissione del popolo Italiano

Il popolo Italiano voleva essere sottomesso? Non credo. Ai tempi del fascismo l’Italia era caratterizzata da ignoranza e analfabetismo. Mussolini stordiva gli Italiani con filmati propagandistici e ammutolendo di fatto la libera informazione. Da una parte dava agli Italiani ciò che ad essi serviva (trovando così consenso popolare), dall’altra li obbligava a credere che tutto quanto fatto da lui era giusto e bene. Non permetteva pensieri alternativi e se mai vi erano venivano stroncati sul nascere. Il suo potere era basato sul potere militare e la conquista. Ora, in una nazione prevalentemente contadina si può parlare di volontà di sottomissione? Io parlerei più di obbligo inconscio di sottomissione e forte ignoranza. Pensandoci bene chi mai sceglierebbe una vita di sottomissione a una vita libera?

Il fascino del male

18 dicembre 2009 at 06:34

Dante e Virgilio all'inferno

Dante e Virgilio assistono al fascino del male all'inferno


Il male ha sempre affascinato l’uomo. Nella vita terrena pare offrire di più e con meno fatica. Purtroppo per gli uomini che non gli resistono è tutta un’apparenza.

L’inganno del male

L’uomo tende sempre a cedere al male. Anche coloro che si impegnano per resistergli difficilmente riescono sempre a farlo. È normale, fa parte della natura dell’uomo. L’uomo vede il male come fascinoso. Purtroppo questo è il modo in cui il male si mostra agli uomini, ingannandoli, facendogli vedere illusioni di quella che è realmente la sua natura.

Una scelta fatta con poco impegno

Quando gli uomini devono impersonarsi nel bene o nel male difficilmente scelgono la prima opzione. Si tende a pensare al bene come a un’inferiorità di possibilità nella vita: carità, povertà, giustizia. Si vede il male invece come una sorta di parco divertimenti: soldi, donne, regole infrante. L’uomo tende a credere che se sarà male sarà più forte, mentre se sceglierà il bene farà la figura dello stupido. È così per i bambini e così per gli adulti e forse più per i secondi che non per i primi.

L’uomo tende a trasformarsi in ciò che teme

Il male tenta gli uomini e agli uomini piace farsi tentare. Pochi di loro invece effettuano una scelta consapevole verso il bene, sicuramente una scelta molto più difficile. In realtà gli uomini hanno paura e la loro paura li porta verso il male credendo che li temeranno meno ciò che li spaventa. Si tende ad aggregarsi con chi si ritiene più forte, con chi ci spaventa per autoconvincerci che se facciamo parte delle sue schiere non dovremmo più temerle. Ci si trasforma in mostri per non avere più paura di loro.

Le scelte degli uomini e le loro conseguenze

L’uomo, purtroppo, ha un grande deficit temporale: tende a vedere la vita sulla terra come qualcosa di infinito, ignorando che, come molti altri uomini prima di lui, un giorno il suo corso avrà termine. Sarà in quel momento che le scelte degli uomini verranno soppesate. Mi sono sempre chiesto come sia così facile per gli uomini mettere a confronto una vita terrena, che seppur lunga è comunque breve, con la vita spirituale che sarà per sempre. Ritengo valga la pena impegnarsi non solo per guadagnarsi un posto migliore, ma perchè si ritiene che così sia giusto. Gli uomini dovrebbero fermarsi a pensare, anche solo un paio di secondi, prima di ogni scelta e ricordarsi che un giorno arriverà il momento in cui dovranno dare spiegazione delle loro azioni.

Lacune della teoria di Darwin e della capacità di pensare dell’uomo

9 dicembre 2009 at 11:52
evoluzione dell'uomo: dalla scimmia fino all'uomo seduto a computer

Evoluzione errata: dubbie teorie e incapacità dell\’uomo di pensare

La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin ha aperto molte porte. Purtroppo ha ritenuto opportuno aprire porte dietro le quali non vi era nulla e riempirle con contenuti e congetture di dubbia verità.

L’incapacità dell’uomo di evolvere la propria conoscenza grazie al pensiero altrui

La teoria dell’evoluzione di Darwin ha sicuramente ampliato la capacità di pensiero delle genti, oltre a dare una nuova visione alla creazione. Purtroppo, come spesso accade, le genti si fermano al pensiero altrui, incapaci di formularne uno loro o di aggiungere qualcosa alle idee appena apprese da altri.

Le lacune della teoria di Darwin

La teoria di Darwin ha molti punti interessanti e probabilmente molte parti di verità, ritengo però sia da ignoranti considerare, come al solito, un argomento così vasto e misterioso, concluso con una teoria, che a oggi ha ormai 150 anni. Occorre ricordare bene, infatti, che si tratta di una teoria e non di fatti verificati. Molte lacune permeano la teoria di Darwin e basta formulare alcuni pensieri e alcune domande per capire che le cose non sono proprio come in detta teoria.

La non somiglianza dell’uomo con la scimmia, l’anello mancante e una razza di troppo

Mi sono sempre chiesto come mai la scienza voglia sostenere che l’uomo discenda dalla scimmia. Innanzitutto gli assomiglia solamente per contesti comprotamentali e non geneticamente. Quest’ultima somiglianza la si ritrova invece nei topi e questo è il motivo per cui gli esperimenti vengono effettuati su cavie e non su scimmie. Vi è sempre un anello mancante nella catena dell’evoluzione che sostiene che l’uomo discende dalla scimmia e ritengo non sia una cosa da poco. Sarebbe come prendere due specie diverse tra loro e dire che sono uguali solo che manca una congiunzione, cioè sostenere la loro similitudine quando in realtà sono diverse.

Va considerato inoltre che tutte le specie che si sono evolute si sono trasformate. Ora se la scienza ritiene che i dinosauri sono gli antenati dei rettili odierni, si evince che i dinosauri si sono evoluti o hanno mutato la loro forma in una nuova razza e di quella vecchia non c’è più traccia. Per quale motivo se questo fenomeno è accaduto per i dinosauri e molte altre specie, non dovrebbe essere accaduto anche per le scimmie? Se si sono evolute nell’uomo come mai ritroviamo ad oggi sia l’uomo che la scimmia? Forse alcune di loro non sono riuscite ad evolvere? Ma la teoria di Darwin parla proprio di selezione naturale, ovvero chi si adatta continua il percorso dell’esistenza, chi no si estingue. Sarebbe singolare ritenere che la scimmia in parte si è adattata rimanendo tale, in parte si è evoluta nell’uomo. Va inoltre tenuto presente il considerevole numero di specie diverse di scimmie che esistono.

Il bisogno dell’uomo dell’infravisione: un’evoluzione mai avvenuta

Altro particolare che mi ha sempre incuriosito è la teoria delle necessità nell’evoluzione. La scienza ci mostra come molti animali abbiano saputo evolversi facendo di necessità virtù, imparando e cambiando non solo i loro modi di fare ma anche il loro corpo (per es. il camaleonte che impara a mimetizzarsi). L’uomo ha sempre avuto bisogno di vedere nel buio, eppure non è mai riuscito a evolvere la sua vista in una sorta di infravisione come molti animali hanno fatto: non solo i felini che vedono piuttosto bene al buio, ma molte altre specie che hanno saputo ampliare i loro sensi. Considerando le capacità del cervello umano rispetto a quello di questi animali la cosa risulta piuttosto misteriosa.

La sostanziale differenza tra ciò che è vero e ciò che si vuole dimostrare tale per forza.

È importante studiare la scienza e cercare di scoprire sempre più cose nuove, ma non bisogna mai dimenticare che alcune cose fanno parte del mistero e altre non avranno mai risposta. Ritengo questi concetti fondamentali per la propria umiltà e la propria intelligenza, che non dovrebbe mai dimenticare la differenza che c’è tra la verità e il volerla dimostrare a forza. Un concetto questo, che la scienza fa fatica ad accettare.

Il percorso degli oggetti che possediamo

4 dicembre 2009 at 17:53

oggetti malmessi accatastati in una discarica

Uso e consumo: il percorso degli oggetti che possediamo


Ci sveniamo spesso per possedere oggetti di vario tipo, facendo sacrifici per riuscire a comprare gli ultimi modelli di tecnologia, a volte dandogli un’importanza eccessiva. Ignari che l’oggetto in questione sarà un giorno solo materiale per le discariche.

Le mie passaggiate nella discarica

Quando ero piccolino (ma anche quando ero un pò più grande) mio papà mi portava spesso dal solfanaio (termine bolognese per indicare il rigattiere, il rottamaio), siccome era sempre in cerca di qualcosa che potesse tornargli utile. Ore e ore, povero me, a girare tra cumuli di ferro vecchio, elettrodomestici fuori uso, montagne di cavi elettrici e altre cianfrusaglie del genere. Una noia e un puzzo mortale!

Il percorso degli oggetti

Ho sempre cercato di tirare fuori il meglio anche dalle situazioni noiose, e così in quelle passeggiate nella discarica mi divertivo a osservare gli oggetti che avevano effettuato il loro corso e senza troppi ripensamenti erano stati gettati, finiti dal solfanaio chissà come. Quelli che mi colpivano di più erano le mascherine degli elettrodomestici o di qualche apparecchio tecnologico. Vederli soli e distaccati dal loro insieme faceva un effetto strano. Mi facevano pensare a tutti gli oggetti simili che possedevo, che quando osservavo ritenevo di una tecnologia assolutamente futuristica. Vedere queste mascherine distaccate invece metteva sotto una luce completamente diversa questi oggetti, facendomi intuire che il loro utilizzo era solo una questione di tempo.

L’euforia nel possedere un oggetto nuovo, finchè non diviene vecchio

Avrebbero fatto quindi la stessa fine il mio computer e il mio videoregistratore? Guardare questi oggetti scomponendoli mentalmente nelle loro parti mi faceva capire che un giorno non me ne sarei interessato più, finchè non sarebbero finiti anch’essi in una discarica. Questo pensare mi fece intuire di quanta importanza diamo agli oggetti quando sono nuovi e di quanto ci disinteressiamo a loro una volta che ne abbiamo fatto l’abitudine. Capii già allora che non vale la pena svenarsi per possedere cose che nel giro di pochi anni finiscono in discarica. A volte magari mettiamo gli oggetti dinanzi alle persone che ci stanno intorno, sconvolgendo completamente il senso della vita.

Il giusto valore degli oggetti

Quando compriamo un portatile nuovo o l’ultimo modello di telefonino dovremmo osservarlo nelle sue parti singole, tenedno presente che la tecnologia ritenuta all’avanguardia ora sarà un giorno un rottame da discarica. Forse avremo così una concezione degli oggetti più consona alla loro funzione e un discernimento maggiore nel rapporto tra l’oggetto comprato e il suo valore.