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165 post in un anno e ora 1 mese di ferie

16 giugno 2010 at 21:43

1 anno di Gabblog: buon compleanno!

1 anno di Gabblog: buon compleanno!


1 anno di Gabblog

Il 16 Giugno 2009 scrivevo il mio primo post riguardo la velocità delle automobili. È passato 1 anno ed è tempo di fare un piccolo bilancio personale. Scrivere un blog che tratta vari argomenti è piuttosto difficile. Questa scelta non mi permette certo di fidelizzare gli utenti. Ma le soddisfazioni ottenute, seppure piccole, hanno sicuramente ripagato le mie fatiche e il mio piacere di scrivere. In questo anno di post ho imparato tanto. Ho anche studiato tanto per potere scrivere sempre meglio.

Dopo 12 mesi di post e 165 articoli (questo è il 166°) ho assolutamente bisogno di prendermi una pausa. Ultimamente sono aumentati gli impegni e ritagliarmi lo spazio per scrivere diventa sempre più difficile. Probabilmente nei prossimi mesi dovrò diminuire anche il numero di post pubblicati settimanalmente. Non diminuiranno però l’interesse e la passione. Nel mese di vacanzina che ho deciso di prendere (eh si, un mese ci sta proprio!) non pubblicherò post, ma continuerò ad essere presente dietro le quinte. Cercherò di perfezionare il blog come meglio potrò, offrendo nel mio piccolo un servizio sempre migliore. Rivedrò i vecchi post cercando di migliorarne la lettura ed effettuerò altre migliorie tecniche.

Ci tengo a ringraziare tutti coloro che in questo anno mi hanno aiutato e sostenuto a scrivere i post. Senza di loro alcuni post non sarei mai riuscito a scriverli. Parlare con loro mi ha permesso di formulare pensieri che mi hanno portato le idee per scrivere. A volte sono proprio stati loro a darmi le idee e gli argomenti per potere scrivere gli articoli. Grazie! Ci rivediamo su Gabblog il mese prossimo con nuovi articoli. Intanto non dimenticate di leggere quelli scritti finora. La discussione porta alla costruzione di qualcosa di più grande.
Gabriele

Dio come testimonial pubblicitario

11 maggio 2010 at 06:47

Dove c’è pubblicità non c’è mai verità. La pubblicità è quasi tutta ingannevole. Ha il potere di condizionare le menti e non guarda in faccia a niente e nessuno. Piano piano cambia la nostra percezione della vita e a breve scimmiotterà persino Dio per riuscire a vendere di più il prodotto di turno.

Più pubblicità, meno vita

Odio in modo particolare la maggior parte della pubblicità che si vede oggigiorno. Ormai non c’è più ritegno. Sembreranno frasi fatte, ma ci stiamo veramente abituando a tutto. La cosa che più mi fa pensare in questo periodo sono le pubblicità del caffè legate al paradiso di Lavazza e Nescafè (video sopra). Chissà perché poi sempre il caffè. Ricordo di avere visto tempo fa un servizio che informava di come molti bambini al giorno d’oggi pensano che in paradiso si beve il caffè. Questo è il segno di una società senza valori, senza insegnamento, intrisa di ignoranza, quasi si cibasse e vivesse solo di questo e pienamente succube della televisione.

Un giorno anche Dio farà pubblicità

Ricordo la pubblicità di qualche mese fa di Ferrero Roche, in cui agli Dei sfugge un cioccolatino sulla terra. Rimescolando queste pubblicità e facendo una piccola proiezione nel futuro mi sono convinto che un giorno avremo come testimonial Dio stesso. Lo si interpreterà in maniera goffa e assurda per vendere più merendine. Sarà lui stesso a dire come facciano bene ai bambini. Oppure sarà interpretato in maniera imperiosa e misteriosa per condannare tutti coloro che non compreranno il prodotto di turno.

Il consumismo e la nostra vita prettamente commerciale ci sta facendo perdere il senso stesso dell’essere vivi. Non viviamo più per il dono che ci è stato fatto, ma per comprare ciò che non ci serve, mangiare ciò che non ci sazia, vestirci e truccarci per apparire, dimenticando sempre più chi realmente siamo e scimmiottando all’estremo la vita e Dio stesso. Siamo colmi della nostra ignoranza poichè pensiamo che sia normale come stiamo vivendo. Un giorno ci accorgeremo di quanto abbiamo fatto e di come abbiamo vissuto e grande sarà la nostra disperazione.

Bipolarismo in Italia

4 maggio 2010 at 06:57
bandiera italiana

Italia - una nazione che manca di unità nazionale e senso di appartenenza

L’Italia non è un paese da bipolarismo. Le diverse culture, idee e modi di vivere delle regioni fanno ben capire da tempo come sia ancora assente in Italia un senso di unità nazionale.

Regioni Italiane come nazioni

Il bipolarismo in Italia comincia a vacillare. E non è che abbia mai funzionato granché bene. Nel PDL i vari (ex)partiti che lo compgono cominciano a recrinminare le proprie idee e i propri spazi. È stato così anche qualche mese fa per il PD. Il bipolarismo in Italia non può esistere. Siamo una nazione complessa, non ancora unita e con una mancanza di senso di appartenenza nazionale. Le nostre regioni hanno culture, stili di vita e pensieri talmente diversi che le si potrebbe considerare tutte nazioni a se stanti. Ogni Italiano, dipendentemente dalla regione e la città in cui è nato, e dallo stile di vita tenuto, ha un pensiero infinitamente diverso dalla maggior parte degli altri Italiani. Si sta cercando di unificare il pensiero degli Italiani, che sappiamo bene essere profondamente diverso.

Il pensiero politico degli Italiani

Quando si tiene a forza una nazione così divisa nel pensiero sotto un unico pensiero politico, si ottiene poco di buono. Molti Italiani di oggi hanno una disassociazione dalle proprie idee politiche. Questo perché da una parte gli fanno credere che il loro pensiero può stare a destra o a sinistra, dall’altra, nel loro inconscio, sono consapevoli di pensarla molto diversamente da come sono costretti a votare. Queste realtà portano prima o poi a una rottura. Che sia del governo, del paese o delle palle degli Italiani, prima o poi avverrà.

La nazione Italiana che in realtà non esiste

Manchiamo di unità nazionale, che per un popolo è la cosa più importante. I nostri politici dovrebbero investire su questo. Una nazione è caratterizzata da idee comuni, cultura comune, lingua comune e dalla voglia di intraprendere insieme la stessa strada. Sappiamo bene tutti che l’Italia non ha quesste caratteristiche. Gli Italiani sono uniti sotto la stessa bandiera solo quando gioca la nazionale di calcio. Per il resto sono sempre in lotta tra loro. Le possibilità che si presentano loro nei prossimi anni sono due: o faranno delle personali rinuncie per il bene comune del paese, o il paese dovrà dividersi. Personalmente ho seri dubbi sulla riuscita della prima.

Funerale del lavoro

2 maggio 2010 at 06:09
bara vista dall'alto

Funerale del lavoro e morte dei lavoratori

L’Italia è piena di problemi riguardanti il mondo del lavoro. I nostri politici continuano a fregarsene e pensano al loro malaffare, ma ciò che rattrista è che i lavoratori Italiani invece di impegnarsi festeggino il primo maggio tra le solite manifestazioni e i soliti concerti.

È qui la festa?

Festa dei lavoratori? O qualcuno farà la festa ai lavoratori? I lavoratori non hanno nulla da festeggiare. Le feste purtroppo di questi tempi cambiano. Ai giorni nostri non possiamo più nemmeno permetterci una festa. L’unica cosa che potrebbero fare i lavoratori il primo maggio è una vera rivolta. La gente ha capito che qualcosa non va, ma crede di potere risolvere le cose con manifestazioni e concerti. Che si sveglino! Il tempo delle mezze misure è finito! Ma la gente pensa ad andare al concerto del primo maggio invece che impegnarsi tutto l’anno attivamente e veramente per migliorare la condizione dei lavoratori.

Aziende e lavoratori: una nuova classe sociale

Lavoro a stretto contatto con le aziende. La testimonianza che porto è che molte aziende Italiane non hanno più la possibilità di fare un investimento da 1000 / 1500 €. Ma che aziende sono quelle che non si possono permettere questo tipo di investimento? Gli imprenditori stanno ormai affiancando quei pochi lavoratori per il proprio diritto al lavoro. È curioso di come le classi sociali possano unirsi quando la puzza di merda è sotto il naso di entrambe.

Il mio amico D. lavora nel campo delle risorse umane. Ciò che mi racconta è che le ditte non ne vogliono nemmeno sentire parlare di assumere personale. Dalla magra che c’è la ditta per la quale lavora si è messa a offrire, oltre al personale, anche servizi di vario tipo: pulizie, sicurezza, giardinaggio. Robe dell’altro mondo!

Crisi psicologiche e teste vuote

Il nostro governo l’anno passato diceva che la crisi non esisteva. Era psicologica secondo i nostri politici. Ed è quello che sentivo quando parlavo con alcuni miei clienti: “la crisi è nella testa della gente”. Le stesse persone che un paio di mesi dopo mi comunicavano di non avere alcun budget a disposizione. La crisi sarà anche stata nella testa della gente, ma mi incuriosisce sapere cosa c’era e cose c’è nella testa di queste persone. Ora per il governo la crisi c’è. Ben svegliati! Chissà che l’anno prossimo non si accorgano anche dei problemi che la gente vive ora.

Le nuovi classi sociali dell’Italiano

Sembra tutto normale, ma abbiamo di fronte un vero e proprio cambiamento di società. Molte persone che fino a ieri erano tra le classi più povere diverranno nel prossimo futuro i nuovi barboni, i nuovi senzatetto, i nuovi reietti di una società per nulla equa. Stiamo tagliando fondi a tutto: istruzione, sanità, sicurezza, lavoro, ricerca. E questo riduce la gran parte degli Italiani a una sorta di minoranza ignorante e impotente facente parte di una società impossibile da vivere. E intanto i figli preferiti di mamma Italia arraffano tutto ciò che ancora si possono intascare, guardando avidi e sospetti intorno a loro per paura che qualcuno possa ridurli nelle stesse condizioni di quei proletari disoccupati!

Diritto al lavoro

Il lavoro è parte fondamentale della nostra società. Ogni cittadino Italiano ha diritto a lavorare. Se non si lavora non si può comprare. Se non si lavora non si può accedere agli studi e alla conoscienza. E in loro assenza un giorno non si potrà lavorare. Un bel serpente che si morde la coda. I lavoratori che ancora hanno un lavoro dovrebbero prestare molta attenzione a ciò che accade, altro che concerti! Se parli a qualcuno e non ti sente ti avvicini e ripeti ciò che hai detto. Se ancora non ti sente provi a parlare più forte. Se continua a non sentire allora urli. Ma se ancora non ti sente devi dargli un bello scossone, per attirare bene la sua attenzione! Il nostro governo e i nostri politici fanno orecchi da mercante. Il primo maggio d’ora in poi si ricorderà la morte del lavoro. Chi ha orecchi per intendere intenda.

Una nuova liberazione per l’Italia

25 aprile 2010 at 06:41
bandiera italiana

25 Aprile - per una nuova liberazione dell'Italia e degli Italiani

Una nuova liberazione è ciò che serve all’Italia. Libertà da questa classe politica, dall’ignoranza, dalla malavita, da uno stile di vita di merda al quale gli Italiani si sono ormai abituati.

Un’Italia che parla ma che non combina niente!

L’Italia ha bisogno di una nuova liberazione. E anche glli Italiani. Da una parte c’è un’Italia stranita, che dorme ma non sogna, che è sveglia ma non vive, che è schiacciata ma non si ribella. Dall’altra gli Italiani, un popolo che ora come mai è perso in se stesso. L’Italia ha bisogno di essere liberata da una classe politica schifosa e indegna di questo paese. Abbiamo politici che con una mano danno e con l’altra tolgono. I nostri politici continuano a parlare di lotta alla mafia, di capi mafia arrestati e di organizzazioni malavitose annientate. Cazzate! Il tempo delle mezze misure è finito! Se vogliono sconfiggere la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra che gli dichiarino guerra! E che combattano in Italia invece di andare a fare soldi con le guerre all’estero!

Il cervello degli Italiani ha bisogno di aiuto

Gli Italiani hanno bisogno di ritrovare il proprio cervello. Quei pochi che sanno di averlo in testa e non sul comodino hanno bisogno di essere liberati da uno strato di ignoranza che attualmente caratterizza l’Italiano medio. Gli Italiani hanno bisogno di essere liberati dalla televisione, dai politici che non fanno politica, da una cloaca di merda e ignoranza che li ricopre e da una vita condotta con pochezza e scarsità di impegno. Molti di loro credono di essere liberi ma non lo sono.

Come 55 anni fa l’Italia è spaccata in due, forse oggi in più parti ancora. Queste frange, nonostante qualcuno voglia liberarli, sono talmente incastrate all’interno del sistema di merda in cui viviamo che non ritengono di dovere essere liberati. Occorrerà una guerra per fare nascere una nuova Italia e una nuova generazione di Italiani. Se questo può servire a liberare l’Italia ben venga la guerra! Che questo paese venga distrutto e bruciato in ogni regione, per potere rinascere con una veste nuova!