lavoro - Pagina 2

Funerale del lavoro

2 maggio 2010 at 06:09
bara vista dall'alto

Funerale del lavoro e morte dei lavoratori

L’Italia è piena di problemi riguardanti il mondo del lavoro. I nostri politici continuano a fregarsene e pensano al loro malaffare, ma ciò che rattrista è che i lavoratori Italiani invece di impegnarsi festeggino il primo maggio tra le solite manifestazioni e i soliti concerti.

È qui la festa?

Festa dei lavoratori? O qualcuno farà la festa ai lavoratori? I lavoratori non hanno nulla da festeggiare. Le feste purtroppo di questi tempi cambiano. Ai giorni nostri non possiamo più nemmeno permetterci una festa. L’unica cosa che potrebbero fare i lavoratori il primo maggio è una vera rivolta. La gente ha capito che qualcosa non va, ma crede di potere risolvere le cose con manifestazioni e concerti. Che si sveglino! Il tempo delle mezze misure è finito! Ma la gente pensa ad andare al concerto del primo maggio invece che impegnarsi tutto l’anno attivamente e veramente per migliorare la condizione dei lavoratori.

Aziende e lavoratori: una nuova classe sociale

Lavoro a stretto contatto con le aziende. La testimonianza che porto è che molte aziende Italiane non hanno più la possibilità di fare un investimento da 1000 / 1500 €. Ma che aziende sono quelle che non si possono permettere questo tipo di investimento? Gli imprenditori stanno ormai affiancando quei pochi lavoratori per il proprio diritto al lavoro. È curioso di come le classi sociali possano unirsi quando la puzza di merda è sotto il naso di entrambe.

Il mio amico D. lavora nel campo delle risorse umane. Ciò che mi racconta è che le ditte non ne vogliono nemmeno sentire parlare di assumere personale. Dalla magra che c’è la ditta per la quale lavora si è messa a offrire, oltre al personale, anche servizi di vario tipo: pulizie, sicurezza, giardinaggio. Robe dell’altro mondo!

Crisi psicologiche e teste vuote

Il nostro governo l’anno passato diceva che la crisi non esisteva. Era psicologica secondo i nostri politici. Ed è quello che sentivo quando parlavo con alcuni miei clienti: “la crisi è nella testa della gente”. Le stesse persone che un paio di mesi dopo mi comunicavano di non avere alcun budget a disposizione. La crisi sarà anche stata nella testa della gente, ma mi incuriosisce sapere cosa c’era e cose c’è nella testa di queste persone. Ora per il governo la crisi c’è. Ben svegliati! Chissà che l’anno prossimo non si accorgano anche dei problemi che la gente vive ora.

Le nuovi classi sociali dell’Italiano

Sembra tutto normale, ma abbiamo di fronte un vero e proprio cambiamento di società. Molte persone che fino a ieri erano tra le classi più povere diverranno nel prossimo futuro i nuovi barboni, i nuovi senzatetto, i nuovi reietti di una società per nulla equa. Stiamo tagliando fondi a tutto: istruzione, sanità, sicurezza, lavoro, ricerca. E questo riduce la gran parte degli Italiani a una sorta di minoranza ignorante e impotente facente parte di una società impossibile da vivere. E intanto i figli preferiti di mamma Italia arraffano tutto ciò che ancora si possono intascare, guardando avidi e sospetti intorno a loro per paura che qualcuno possa ridurli nelle stesse condizioni di quei proletari disoccupati!

Diritto al lavoro

Il lavoro è parte fondamentale della nostra società. Ogni cittadino Italiano ha diritto a lavorare. Se non si lavora non si può comprare. Se non si lavora non si può accedere agli studi e alla conoscienza. E in loro assenza un giorno non si potrà lavorare. Un bel serpente che si morde la coda. I lavoratori che ancora hanno un lavoro dovrebbero prestare molta attenzione a ciò che accade, altro che concerti! Se parli a qualcuno e non ti sente ti avvicini e ripeti ciò che hai detto. Se ancora non ti sente provi a parlare più forte. Se continua a non sentire allora urli. Ma se ancora non ti sente devi dargli un bello scossone, per attirare bene la sua attenzione! Il nostro governo e i nostri politici fanno orecchi da mercante. Il primo maggio d’ora in poi si ricorderà la morte del lavoro. Chi ha orecchi per intendere intenda.

Una nuova liberazione per l’Italia

25 aprile 2010 at 06:41
bandiera italiana

25 Aprile - per una nuova liberazione dell'Italia e degli Italiani

Una nuova liberazione è ciò che serve all’Italia. Libertà da questa classe politica, dall’ignoranza, dalla malavita, da uno stile di vita di merda al quale gli Italiani si sono ormai abituati.

Un’Italia che parla ma che non combina niente!

L’Italia ha bisogno di una nuova liberazione. E anche glli Italiani. Da una parte c’è un’Italia stranita, che dorme ma non sogna, che è sveglia ma non vive, che è schiacciata ma non si ribella. Dall’altra gli Italiani, un popolo che ora come mai è perso in se stesso. L’Italia ha bisogno di essere liberata da una classe politica schifosa e indegna di questo paese. Abbiamo politici che con una mano danno e con l’altra tolgono. I nostri politici continuano a parlare di lotta alla mafia, di capi mafia arrestati e di organizzazioni malavitose annientate. Cazzate! Il tempo delle mezze misure è finito! Se vogliono sconfiggere la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra che gli dichiarino guerra! E che combattano in Italia invece di andare a fare soldi con le guerre all’estero!

Il cervello degli Italiani ha bisogno di aiuto

Gli Italiani hanno bisogno di ritrovare il proprio cervello. Quei pochi che sanno di averlo in testa e non sul comodino hanno bisogno di essere liberati da uno strato di ignoranza che attualmente caratterizza l’Italiano medio. Gli Italiani hanno bisogno di essere liberati dalla televisione, dai politici che non fanno politica, da una cloaca di merda e ignoranza che li ricopre e da una vita condotta con pochezza e scarsità di impegno. Molti di loro credono di essere liberi ma non lo sono.

Come 55 anni fa l’Italia è spaccata in due, forse oggi in più parti ancora. Queste frange, nonostante qualcuno voglia liberarli, sono talmente incastrate all’interno del sistema di merda in cui viviamo che non ritengono di dovere essere liberati. Occorrerà una guerra per fare nascere una nuova Italia e una nuova generazione di Italiani. Se questo può servire a liberare l’Italia ben venga la guerra! Che questo paese venga distrutto e bruciato in ogni regione, per potere rinascere con una veste nuova!

Stress da ufficio

20 aprile 2010 at 06:00

Chi impazzisce in ufficio viene considerato un matto, ma dobbiamo ricordare che dove c’è una rivolta c’è una causa scatenante.

Vita da ufficio = vita stressata

La vita in ufficio è stressante. Telefonate, pc, stampanti, rumori fastidiosi e insopportabili. Consideriamo poi i rapporti con i colleghi che difficilmente sono dei più gioviali e magari un titolare che proprio non sopportiamo e col quale non riusciamo a parlare. Infine un rapporto con la tecnologia che proprio non va (la tecnologia a volte ha una volontà propria) e magari qualche problemino personale che ci mette sotto stress. Ed ecco che diamo in escandescenze!

Il calvario dell’ufficio

L’ufficio è la nuova catena di montaggio. Il nuovo calvario del nostro secolo. A differenza di chi ci ha preceduto non abbiamo rapporti sociali che ci facciano sentire bene. Non abbiamo prospettive ne sogni. Non abbiamo battaglie da combattere e l’unica battaglia che combattiamo è quella contro la nostra vita, che vorremmo diversa, e noi stessi, che non ci piacciamo per come siamo. Una battaglia che non abbiamo scelto noi ma che ci vede comunque in guerra. Una battaglia che ci è stata imposta dalla società in cui viviamo.

La nostra vita è decisa da altri

Siamo fulminati! Il nostro cervello è imbottito da schemi di vita che non ci appartengono e non ci apparterranno mai. Abbiamo un’idea di uomo, di donna e di società che sono frutto della pubblicità. Siamo contenitori che qualcuno sta riempiendo, contro la nostra volontà e la nostra capacità, con qualcosa che non vogliamo affatto contenere! Se riempi una bottiglia da un litro con un litro e mezzo otterrai per forza uno straripamento! È solo questione di tempo e le acque arriveranno a bagnare i piedi di chi pensava di potere fare con noi ciò che voleva!

4 comm – poca organizzazione

13 aprile 2010 at 06:26
4comm - per comunicare oggi

4comm - per comunicare oggi

La mia scelta di partecipare al 4comm non ha dato i riscontri sperati. Sessioni in ritardo, inadeguatezza dei relatori e titoli di sessioni fuorvianti sono state le caratteristiche dell’evento.

Seconda giornata di sessioni al 4comm

Domenica scorsa ho voluto assistere al 4comm che si tiene a Bologna: evento dedicato alla comunicazione organizzato da CNA. L’evento si svolgeva in due giornate, sabato e domenica, ma a causa di impegni vari e ritenute più interessanti le sessioni di domenica ho optato solo per quest’ultima giornata. Bella location, ottime strutture, varia scelta argomentativa tra le sessioni, ma l’organizzazione dell’evento non mi è piaciuta per niente.

Ho ritenuto fondamentali 3 punti per decretare l’organizzazione leggermente scadente:

  • rispetto dei tempi delle sessioni
  • capacità dei relatori
  • inerenza dei titoli delle sessioni con le argomentazioni trattate

Le sessioni a cui ho partecipato, infatti, non sono quasi mai partite in orario o non hanno rispettato i 45 minuti di tempo disponibili (a volte sono durate meno altre di più). I relatori non sempre erano all’altezza dell’argomento trattato, o più semplicemente non riuscivano a catturare l’attenzione del pubblico per il modo in cui comunicavano (e già questo la dice lunga per una convention sulla comunicazione!). Dai titoli delle sessioni mi aspetto di percepire più o meno di cosa parlerà il relatore, e quali argomenti saranno trattati, invece ho trovato solo un pò di confusione.

Aspetto i temi blog, fotografia e comunicazione e mi ritrovo i temi cibo e mangiare vario

Da tempo avevo osservato quali sessioni erano per me le più interessanti. Così domenica arrivo alla convention e mi accomodo nell’aula che ospiterà la sessione dal titolo : Il Pranzo di Babette – Il blog come strumento di comunicazione tra fotografia e web. Mi aspetto che si parli di blog, di comunicare tramite foto e altri contesti inerenti al web. Si è parlato invece di foodblog, un particolare tipo di blog che parla di cibo e ricette. Per questo aspetto è stato interessante, ma altro non si è trattato che di una carrellata di foodblog più o meno famosi e di come i relativi blogger abbiano migliorato con il tempo la loro capacità di fotografare il cibo. Insomma un contesto molto settoriale, che a mio avviso avrebbe dovuto contenere nel titolo la parola foodblog, in modo da fare ben capire di cosa si parlasse.

Open source non vuole dire gratuito!

Finita la sessione di fichi ravvivati con spremuta di lamponi e pesce lasciato un pò crudo per renderlo più compatto, mi dirigo a un’altra sessione che ritengo dal titolo interessante: Open Office: comunicazione aziendale senza spese. Il sottotitolo mi fa capire che si parlerà di impress, un software alternativo a powerpoint: Perché Impress…ionarsi: la creazione di presentazioni aziendali in maniera semplice ed efficace con Impress. I relatori a mio avviso hanno esperienza, ma il paragone tra le loro relazioni e quelle di Steve Jobs mi è sembrato un tantino fuori luogo.

Forse non erano molto in forma, ma nei primi 20 minuti non hanno fatto altro che parlare delle loro aziende. Nei 10 minuti successivi hanno parlato di powerpoint (?) e in 30 minuti sono riusciti a fare uscire dalla sala un buon 35% di ascoltatori. Gli ho dato altri 5 minuti di fiducia per sentire una gran confusione tra software open source e software gratuito, che sono due cose ben diverse, ma il relatore considerava uguali. Insomma la mia fiducia non è stata ripagata. Se in 35 minuti non parli di impress e non fai vedere cosa si può fare con impress, ci sono due possibilità: o hai sbagliato relazione o hai sbagliato il suo titolo.

La sessione che meno mi interessa è la migliore

Tra le varie session delle 12 non c’era nulla che mi interessasse in particolar modo, ma mi ha attirato quella intitolata: Come muoversi nel colore per la stampa – Il documento PDF, come leggerlo, come eseguirlo, come elaborarlo per evitare problematiche nelle fasi di stampa. È stata la sessione migliore a cui ho partecipato. È iniziata puntuale, il relatore era molto competente, capace di comunicare mantenendo attiva l’attenzione e soprattutto il titolo era inerente all’argomento trattato. Avendo possibilità di andare oltre i 45 minuti, quasi tutti i presenti hanno acconsentito a una prolungazione della sessione. Sicuramente un segno di grande capacità e professionalità.

Aspetto fumetti, simboli e arte moderna, ma c’è solo l’arte moderna con un pò di confusione

Mangiato il mio panino vegano ho letto qualche rivista che mi ero portato dietro per ingannare l’attesa della sessione pomeridiana. Un pò sconcertato per quanto visto finora, ma fiducioso per la sessione dal titolo: Max Papeschi: fumetto, simboli e arte moderna. Mi aspetto qualche nozione inerente al titolo da potere utilizzare in ambito di comunicazione, invece vengono mostrate le opere di Papeschi, un regista passato all’arte per caso, che componendo collage è stato capace di attirare l’attenzione dei critici e delle gallerie d’arte internazionali. La sessione è iniziata in forte ritardo e ha visto il relatore perdersi a parlare di comunicazione sui social network, un ambito in cui sono state piuttosto marcate le sue incompetenze. Si è finiti a parlare di popolo di internet, di myspace e di diritti d’autore delle immagini. Insomma, molto qualunquismo ma niente fumetti e niente simboli. Si all’arte moderna di Papeschi. La sessione è stata infatti interessante, ma per nulla inerente al titolo.

L’importanza di comunicare la realtà dei fatti

Esco prima che finisca e torno a casa, aspettando il 4comm del prossimo anno. Sperando che l’organizzazione sia migliore. Mentre scrivo questo post sorrido a ciò che leggo sul sito del 4comm: grande trionfo al 4comm! Ci saranno state si e no una decina di persone per sala (forse qualcuna in più nelle tematiche più attraenti) e c’erano 3 sale in tutto. Forse ho semplicemente sbagliato giornata! 🙂

La vita tranquilla che manca agli Italiani

14 febbraio 2010 at 06:16

bimbi verso una scuola-fabbrica e uomo frustrato dal lavoro

Scuola e lavoro - impegni quotidiani che ad oggi non consentono una vita tranquilla


Studio e lavoro sono diritti fondamentali di ogni società civile, libera e democratica. Dovrebbero essere talmente scontati da non doverci neanche pensare. Gli Italiani invece devono lottare ogni giorno per ottenere ciò che ormai considerano un’utopia!

Scuola e lavoro che uccidono gli Italiani

In uno stato civile e democratico, come l’Italia sostiene di essere, la scuola e il lavoro dovrebbero essere un diritto scontato per tutti. Oggi invece viviamo scene di delirio. Riforme, controriforme, piani scuola, crisi, precarietà, e tante altre parole che nulla vogliono fondamentalmente dire. La verità dei fatti è che ci ritroviamo una scuola che fa schifo, in cui l’istruzione viene sempre meno. Lauree triennali e metodi di studio che non sono più degni di considerare gli studenti laureati alla fine del loro ciclo di studi. Abbiamo poi una situazione di lavoro, che crisi o meno, sta rovinando il paese. Italiani disperati, Italiani che si suicidano dalla disperazione.

Le responsabilità di chi non fa il proprio lavoro

Se le cose funzionassero la scuola e il lavoro sarebbero talmente scontate che la gente non dovrebbe più nemmeno pensarci, potendo concentrare la propria vita sull’evoluzione personale, su come godere del proprio tempo libero, su come migliorare la propria persona, su progetti da realizzare. Detto questo, e mettendolo in relazione alla realtà odierna (ma anche meno recente), si evince come le cose non funzionano. E se non funzionano vuol dire che coloro che dovrebbero farle funzionare non sono in grado di fare il loro lavoro.

L’uomo non libero è un uomo che non cresce

Gli Italiani non hanno più pace. Sono sempre impegnati a lottare per i propri diritti, per la propria salute, il proprio lavoro e la propria istruzione. Queste cose dovrebbero essere scontate e su queste fondamenta si dovrebbe costruire sempre di più. Questa sarebbe evoluzione. L’uomo sempre impegnato a lavorare, a studiare, a difendere i propri diritti, a scervellarsi per capire come saltarci fuori è un uomo che non può evolversi, che non può crescere. Troppo impegnato in questa guerra societaria, che ormai tutti diamo per scontata. Ci siamo abituati a considerare normalità ciò che di normale non ha nulla. Vediamo come utopia ciò che dovrebbe essere assolutamente normale!

Burattinai e burattini

Se vi fosse meritocrazia molti governanti sarebbero già andati a casa, dagli anni della prima repubblica ad oggi. Ma questo mondo non è fatto per l’uomo. Non è per lui che si lavora per migliorare le cose, ma per il sistema, per l’economia. L’uomo non è più al centro del mondo. Al centro ora c’è un manipolo di stronzi che da anni tira i fili del mondo intero e decide come tutti dobbiamo vivere! Tiene gli uomini impegnati con problemi che non sono (o non dovrebbero essere) tali, cosicché l’uomo non abbia modo e tempo di accorgersi quale sia veramente la realtà. Un uomo impegnato a risolvere i propri problemi quotidiani è un uomo che non ha tempo di ragionare, pensare, di unirsi ad altri per sbaragliare via le menzogne che ogni giorno gli vengono messe davanti agli occhi, nascondendo dietro di esso la verità. Tenendolo poi sempre impegnato a guardare avanti lo si convince che sta andando oltre, quando in realtà è guidato dai potenti del mondo nella direzione ad essi più congeniale!