Pensiero e ragione di Gabriele D\'Amato - informazione sociale alternativa. - Pagina 7
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Degenerazione dell’atto d’amore

5 novembre 2010 at 15:50
Un ragazzo e una ragazza intenti a fare l'amore

La purezza dell'atto d'amore

Consigli riguardo il sesso e libertà sessuale avvicinano sempre più l’amore alla sua degenerazione: il porno. Gli uomini subiscono pressioni psico-fisico-emotive ogni giorni e piano piano degenerano anch’essi.

Dal fare l’amore al fare sesso

La società di oggi trasforma sempre più gli uomini e le cose naturali, come l’amore, facendoli divenire sempre più simili a delle bestie-umane. È così che fare l’amore, un atto puro, che permette di canalizzare tutto il sentimento che c’è tra due persone in effusioni, sentori e passioni di estrema forza e bellezza subisce la sua prima mutazione. Non si fa più l’amore, ma sesso. Si parla di vita sessuale e ciò che prima era atto a procreare nella massimizzazione dell’atto d’amore, diviene un argomento da rivista scadente. Ci si abitua così a differenziare il fare l’amore dal fare sesso, ignorando che il secondo atto è l’inizio della degenerazione del primo.

Dal fare sesso al porno

Con il trascorrere del tempo e il cambiamento delle società, gli uomini si inebetiscono e la degenerazione continua: fare sesso diventa porno. La condivisione di un atto sessuale esalta ancora la degenerazione di ciò che dovrebbe essere un atto d’amore. Internet permette la diffusione planetaria di porno ghermendo uomini e donne di tutto il mondo in un nuovo turbamento emotivo. Persino coloro che non hanno mai avuto nulla a che fare con il porno subiscono il condizionamento dalla società in cui vivono. Crescono i dubbi introspettivi, le paure, le voglie malsane, le tentazioni, le frustrazioni, la cattiveria, la fornicazione e tutte le degenerazioni che ne conseguono.

Perdita della capacità di discernere l’amore vero dall’atto sessuale

Guide e consigli su come fare godere uomini e donne in ogni modo e con qualunque arteficio sono intesi come libertà sessuale, che ancora una volta vede la degenerazione dell’atto d’amore. L’informazione che potrebbe essere utilizzata per aumentare il piacere del proprio partner fuoriesce completamente da un contesto di amore spirituale e diviene solo piacere carnale, esaltazione dei sensi. Molti ragazzini di oggi crescono senza alcuna cultura e valore riguardo l’amore e l’atto che lo completa fisicamente. Si scambiano piaceri sessuali come favori. Filmano atti sessuali come fossero attori di un film porno. Cresce in loro la cattiveria e la voglia malsana di sesso. La loro persona perde valore e perdono sempre di più la capacità di discernere l’amore vero.

Il turbamento del sesso nello spirito

Diventano uomini labili nello spirito poiché non hanno amore nel cuore. Guarderanno le altre persone solo per capire come potranno tornargli utili a livello sessuale. Non avranno più la capacità di provare emozioni. Le poche che proveranno saranno date da atti sessuali simil porno, che prima o poi li stancheranno. Cercheranno esperienze più estreme, cambiando sesso del partner, il proprio sesso, commettendo atti disgustosi.

Smarriranno la retta via, poiché l’amore non illumina più il loro cammino. Si sentiranno vuoti e cercheranno di rimepirsi con il nulla in un’azione destinata a continuare per sempre. Avranno cercato il piacere e troveranno il dispiacere; al posto dell’esaltazione avranno disperazione e turbamento. Così la degenerazione dell’amore in porno sarà riuscita a trasformare gli uomini, che tutto saranno meno che spiriti capaci di amare e farsi amare.

Il passaggio all’età adulta

2 novembre 2010 at 06:45
Bambino dice ad un adulto che fumare lo rende grande

Come gli adolescenti si credono adulti

La società in cui viviamo ha eliminato ogni passaggio di rito all’età adulta. Gli adolescenti di oggi rimarranno tali anche domani, poiché non consapevoli dell’importanza che hanno. Soprattutto completamente ignari che essere adulti è una scelta e non un passaggio automatico.

Le responsabilità degli adolescenti

In molte culture del mondo è sempre esistito un passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta. Nel mondo occidentale che conosciamo tutto questo è sparito. Oggi solo alcune popolazioni di nicchia, continuano ad avere questo importante passaggio nella vita degli uomini e delle donne. Sebbene non sostenga particolarmente i riti e tutto ciò che gli gira intorno, ritengo che un adolescente debba sentire dentro di se e nella società che lo circonda l’importanza di un passaggio all’età “adulta”. Questo gli permetterebbe di assumersi le sue responsabilità, di diventare veramente grande e di comprendere ciò che gli altri si aspettano da lui.

Diventare adulti è una scelta

Essere adulti è infatti un passaggio, una scelta, un movimento interiore tramite il quale l’uomo sceglie di abbandonare le cose dei “piccoli” e occuparsi delle cose dei grandi. Non è quindi un qualcosa che accade per “magia”, o che a una certa età diviene automatico. È qualcosa che si sceglie di volere fare. Gli stereotipi della nostra società hanno completamente cancellato tutti questi aspetti. Oltre a non avere più alcun passaggio all’età adulta (e di conseguenza a non conferire all’adolescente alcuna consapevolezza di se), abbiamo al contrario ragazzini che si sentono adulti quando ancora puzzano di latte.

I loro comportamenti sono scimmiottamenti degli adulti. Sono così ingannati due volte: la prima perché si ritrovano a sconvolgere completamente la loro vita ritenendo che per essere adulti debbano ad esempio fumare, ostentare ricchezza, libertà sessuale, intelletto che in realtà non hanno ancora affinato e una ceta sicurezza nel muoversi e nel parlare (che li pone a volte in ridicolo); la seconda perché tutti questi atteggiamenti, che copiano ignorantemente, sono attinti da adulti che non sono a loro volta cresciuti. Uomini bambini anch’essi, che non hanno avuto il loro passaggio all’età adulta che li abbia fatti sentire più sicuri di se, che gli abbia dato una certa importanza all’interno della società, che gli abbia conferito maturità e consapevolezza da utilizzare poi nella vita che avrebbero affrontato.

Consapevolezza di se per diventare adulti

Questo dimostra come un adolescente che non riesce a divenire cosciente dell’età e dell’importanza che ha, rimarrà bambino tutta la vita, soffocato da instabilità sentimentali e intelletuali. La nostra società ha forse tolto di proposito un vero passaggio all’età adulta per creare persone più facilmente condizionabili? L’unico passaggio all’età adulta che ci ritroviamo è la maturità scolastica.

Ma possiamo dire che, per come è strutturata la scuola e per come i ragazzini la vivono, questo conferisca loro oltre che un vero senso di appartenenza alla società adulta, un vero sentore di cambiamento all’età adulta? A mio avviso no. Anche perché solo nella nostra società, per come alleviamo i ragazzi, si ritiene che divengano adulti passati i 20 anni. Se la nostra società fosse conscia di se stessa e delle persone dalla quale è composta, un ragazzo di 15 o 16 anni sarebbe già da considerarsi un adulto. Ad oggi invece è un bambinetto impaurito che si guarda intorno sperduto e si veste probabilmente come un pupazzo o pagliaccio per volere mascherare se stesso al mondo dal quale è spaventato.

Istituire in famiglia un passaggio all’età adulta

In assenza di veri passaggi all’età adulta per i ragazzi, consiglio a tutti coloro che hanno un adolescente in famiglia di istituire un vero passaggio all’età adulta. Che si basi su insegnamenti saldi e ben strutturati, certo, ma che gli conferisca anche un sentore e una consapevolezza di essere entrato nel mondo dei grandi. Se ben fatto, questo passaggio, gli conferirà una responsabilità e una partecipazione molto più alte rispetto a qualunque suo coetaneo. Dobbiamo educare i ragazzi a divenire adulti e riporre su di loro le responsabilità che gli competono. Dobbiamo essere i primi ad avere ben chiari in testa quali siano le differenze tra adolescenti e adulti e fornire, per quanto possibile, tutti gli strumenti necessari a coloro che dal primo status si stanno accingendo a passare al secondo.

Se i politici amassero l’Italia

29 ottobre 2010 at 06:37

Quando in un paese le cose vanno male la colpa è di chi governa il paese. I nostri politici non hanno l’umiltà necessaria per ammettere le loro colpe e non volendo lasciare la loro carica a chi meglio di loro saprebbe fare dimostrano come non amino l’Italia.

Il vero leader che manca alla politica

Se i politici amassero l’Italia si dimetterebbero. Lo sdegno nazionale che si vive ormai da anni (forse da sempre) però non li sfiora minimamente. Un vero leader è tale quando sa anche farsi da parte; quando capisce di non essere stato in grado di assolvere i compiti che gli erano stati assegnati. Da ciò capiamo come i nostri politici non siano leader e non abbiano alcun interesse verso l’Italia e il popolo Italiano. Altresì lascerebbero ricoprire la loro carica a chi meglio di loro saprebbe svolgerla.

Politici Italiani senza cuore

Ma i politici Italiani sono troppo impegnati nel loro malaffare e tornaconto per lasciare la posizione di comodo nella quale si ritrovano. Sono imprenditori, affaristi, mafiosi, ma non di certo Italiani con il cuore. Questa classe politica il cuore non sa neanche cosa sia. Quando gli si pone dinnanzi il loro male operato non ammettono mai le loro colpe, ma inventano scuse di ogni genere, inventano storie ai limiti dell’assurdo, si inerpicano in ragionamenti e motivazioni che nulla hanno a che vedere con i problemi del paese e con le discussioni alle quali li si è invitati.

Il limite di sopportazione degli Italiani

Il loro unico obiettivo è mantenere la loro posizione di potere. Gli Italiani il voto dovrebbero darlo a chi non lo vuole. Solo chi è abbastanza umile da non volere il potere ha le caratteristiche necessarie nel riuscire a governare l’Italia. Guardo il mio paese e mi chiedo fino a che punto arriveremo. Mi chiedo fino a quando gli Italiani sopporteranno e fino a quando la loro ignoranza permetterà tutto questo. Ma sopra ogni altra cosa mi chiedo se mai gli Italiani hanno vissuto un periodo di pace. Rispondendomi a questa domanda capisco molte cose e capisco perché gli Italiani subiscono ogni giorno la loro condanna.

Speriamo che sia femmina

26 ottobre 2010 at 06:27
Fiocco rosa

Speriamo che sia femmina

Alcuni uomini temono di concepire figli femmine. Il loro timore è dato dalla paura che qualcuno un giorno “se le possa scopare”. Credono che tutti gli uomini ragionino come loro hanno sempre ragionato e ritengano le donne solo oggetti sessuali, come loro le hanno sempre e solo considerate.

La paura di concepire una femmina

Alcuni uomini attendono con terrore uno specifico momento della gravidanza della propria compagna, quello in cui conosceranno il sesso: sarà maschio o sarà femmina? La paura e un’estrema ignoranza li accompagna al solo pensare che la propria progenie possa essere femminile. Perché mai? Per un motivo molto semplice. Hanno vissuto vedendo la donna come oggetto e credono che così come hanno fatto loro, faranno gli altri uomini con le loro figlie. Temono già da ora per la loro verginità. Come padri padroni figli di un nuovo maschilismo, hanno paura di ritrovarsi una figlia zoccola.

Nessuno scopi mia figlia

La loro ignoranza annebbia la loro mente e chiude loro il cuore. Quando gli chiedono di che sesso sarà il figlio che stanno aspettando, rispondono femmina storcendo il naso e smorfiando con la bocca, quasi fosse una sfiga. Questi uomini non hanno mai amato le donne.

Le hanno sempre e solo guardate pensando a come potersele scopare. Ed è così che temono che altri uomini faranno con le loro figlie. Negheranno loro la libertà, anche quella sessuale. Probabilmente non saranno partecipi di nulla che riguardi le loro figlie. La paura di scoprire un giorno che la propria figlia “si sia fatta scopare” da qualcuno annichilisce ogni loro interesse. Tratteranno la loro figlia con un disprezzo nascosto interiormente, quasi fosse una colpa l’essere venuta al mondo femmina.

Non parleranno con loro, non condivideranno interessi, non conosceranno le loro amiche e i loro amici. Quest’ultimi li guarderanno con sospetto, quasi fossero rivali di tempi ormai trascorsi. Tra loro potrebbe esserci qualcuno che abbia in testa la stessa cosa che loro hanno avuto in testa tutta la vita. Non sapranno valorizzare la soggettività delle loro figlie, minandone la sicurezza, la stabilità e la maturità di donne che un giorno saranno.

Se avessi avuto un maschio sarebbe stato meglio

Al contrario se avessero avuto un figlio maschio avrebbero fatto i salti di gioia. Ma più che per la contentezza vera di avere un maschio, avrebbero gioito di non avere avuto “la sfiga” di concepire una femmina. Non ci sranno così problemi, nè pensieri. Forse non vedranno l’ora che il proprio figlio porti a casa qualche conquista femminile e siano le figlie degli altri ad “essere scopate”.

La loro stoltezza e la loro stupidità non gli permetterà di capire che le pressioni che sicuramente faranno su di loro potranno portare i loro figli, nel subconscio, ad avere altre preferenze. Sia mai che si ritrovino un figlio gay, che sarebbe per loro come una maledizione. Quale orrore e quale vergogna al solo pensare di avere un figlio al quale piace leccare il lecca lecca e giocare con due mazze.

Il rapporto che sarà tra padre e figlia

Questi uomini sono lo strascico di un Italia patriarcale, che ha sempre visto il maschio come una forza e una gioia e una femmina come una sconfitta e una disperazione. L’augurio che si può fare a questi uomini è che le loro figlie possano diventare donne vere più di quanto essi non sono stati capaci di essere uomini e padri. Che possano insegnare loro a utilizzare il cervello correttamente e a riaprire il loro cuore. Che la femminilità che le contraddistinguerà possa definitivamente distruggere questi pensieri sessisti figli dell’ignoranza e della cattiveria. Si preparino le loro figlie a una vita più dura rispetto ad altre loro coetanee. A questi uomini urliamo: speriamo che sia femmina!!!.

La strana idea degli uomini d’oggi: pensare poco per vivere meglio

22 ottobre 2010 at 06:40
Uomo che si insinua dentro il suo pensiero tramite alcune scale

Il pensiero ci permette di conoscere ciò che risiede dentro e fuori noi stessi

Troppo spesso oggi si crede sia meglio fare una vita “spensierata”. Ignari che ciò che vogliono i potenti del mondo e i loro media è infondere nelle masse l’idea che questo stile di vita è figo, molti uomini vivono la propria vita senza mai pensare a nulla.

Pensare troppo farà male?

È interessante e particolare come a volte un pensiero che ti balza in testa, si ricolleghi a tanti altri ricordi. È questo che mi è accaduto ieri. Mentre guidavo mi è balzato in testa un pensiero del mio amico A. che in occasione di alcune discussione ha trovato modo di dirmi: “tu pensi troppo!”. Ricordando il tono e il modo in cui me lo diceva, quasi mi sono chiesto se fosse una cosa sbagliata. Poi ho ripreso coscienza di me stesso e ho tralasciato questo assurdo pensiero.

Qualcuno ce l’ha con il pensiero

Penso troppo… No, non credo. Sei tu che non pensi affatto, come la stragrande maggioranza di persone del resto. Ieri ho visto un avatar su facebook che ritraeva l’immagine di un cervello e una scritta in inglese riportava: “meno cervello più divertimento”. Che vuol dire? Che meno cervello c’è più ci si diverte? Ma come si può avere coscienza del proprio divertimento se il cervello viene sempre meno?

Tanti gruppi e link promuovono la filosofia del non pensiero: “non pensare agli altri perché gli altri non pensano a te”, “chi pensa meno vive meglio”, ecc.. Sono finito così a ricordare una scena del film Matrix, in cui Cypher è al ristorante con l’agente Smith per accordarsi sulla ricompensa del suo tradimento. Il suo commento, dopo avere gustato un pezzo di bistecca, vuol fare intendere quanto il piacere fisico e la materialità in generale siano meglio rispetto alla vera conoscenza delle cose.

Pensiero e divertimento sono forse in guerra?

Forse la conoscenza e la consapevolezza implicano in un primo momento più sacrificio e tolgono forse il divertimento alle cose. Quando ero ragazzino giocavo con i videogames e volevo essere un esperto e conoscere tutti i “trucchi” di un particolare gioco. Mi accorgevo solo in un secondo momento che svelare tutto il mistero al videogioco toglieva tutto il divertimento. Da adolescente mi capitava con alcune particolari canzoni; le ascoltavo fino alla nausea e ne conoscevo ogni singolo secondo fino a perdere quella magia e quella poesia che custodivano.

Vuole forse dire che non bisogna conoscere le cose perché altrimenti si perde tutto il diverimento che sta in esse? Al contrario! Vuole dire che la conoscenza e la continua ricerca ci porterà a conoscere sempre più cose per provare ancora quelle emozioni. Ora, se questo pensiero viene relazionato alla vita in generale, diverremo dei conoscitori della vita. Ma la vita non è ne un videogioco ne una canzone. La vita rimarrà misteriosa anche dopo che l’avremo conosciuta, obiettivo comunque impossibile per tanti aspetti. Allora vale la pena conoscere a fondo la vita e pensare a quale sia il modo migliore di viverla. Certo, lasciandosi andare ogni tanto alle passioni e a qualche atteggiamento istintivo.

Il pensiero porta all’evoluzione interiore

Non di certo vivremo però la nostra vita nell’ignoranza. Non pensando mai a chi siamo, a cosa facciamo e se il modo in cui ci comportiamo è giusto o meno (oggettivamente e non soggettivamente). Se non pensiamo, come potremo comprendere i segreti e le cose nascoste della vita? Se non azzardiamo strani pensieri come scopriremo cose che ancora non conosciamo? Se non seguiamo una certa filosofia di pensiero non potremo di certo evolvere noi stessi e migliorare la nostra persona e la nostra condizione.

Costruire la propria vita sulle solida fondamenta del pensiero

Oggi giorno va molto di moda ostentare il divertimento a qualunque costo, anche a scapito del pensiero. Molti giovani ritengono che pensare non serva a nulla e condurre una vita spensierata voglia dire condurre una vita migliore. Si accorgeranno tra qualche anno che tutto ciò che hanno nascosto dentro di loro e agli occhi della gente (forse per vergogna), li sorprenderà impreparati proprio perché non hanno pensato. Come un fiume in piena, che straripa dal letto dei sentimenti, la vita vera li travolgerà e spazzerà via tutto ciò in cui credevano. Le loro farlocche idee lascieranno posto a un bagaglio di anni vissuti in cui non avranno messo via nulla e saranno impreparati ad affrontare la vita di uomini che li aspetta.

Il pensiero crea conoscenza e infonde sicurezza (una sicurezza vera) in coloro che sanno farlo fruttare durante l’arco della propria vita. Pensare aiuta anche a comprendere gli altri e a sapersi relazionare meglio con le proprie amicizie e conoscenze. Si diviene uomini in grado di apportare un contributo alla vita del prossimo, dando un senso alla propria, mantenendo sempre alta la consapevolezza di sè. Se credi che divertirsi nella vita voglia dire perdere il cervello, evidentemente ti è sfuggito il senso stesso di vita. Finchè sei in tempo chiediti se finora hai mai vissuto veramente e comincia a pensare…