Una serata da radical chic
Durante una serata, per me non conforme al solito, mi è stato affibiato l’appellativo di radical chic. Racconto della serata ed esame personale per valutare se rientri realmente in tale categoria.
Il preserata
Venerdì sera ho finito di lavorare alle 20 passate. Nettamente in ritardo, visto che il mio amico D. sarebbe passato a prendermi alle 21 e io dovevo ancora mangiare (e prepararlo), lavarmi, vestirmi e organizzarmi. Tutto sommato riesco a sbrigarmi molto velocemente. Taglio a fette 2 cespi di insalata belga, li faccio rosolare per bene in un filo d’olio e in un pizzico di salamoia bolognese, scaldo una piadina e in men che non si dica sono a tavola che ingurgito la mia cena accompagnata con un vino casereccio piuttosto frizzantino. Non male. Lavo i piatti al volo e quando finisco le mie cose D. mi fa uno squillo sul cellulare. Il tempo di prendere le mie cose e leggermente in ritardo scendo. Destinazione: Bologna centro. Arrivati al pub celtic druid, io e D. cominciamo a bere la nostra amata guinness e poco dopo ci raggiungono A. e N. Un’altra birretta in compagnia e poi fuori per incontrarci con M.
Bevendo in giro per locali
Due chiacchiere del più e del meno e decidiamo di andare in un locale. Generalmente i nostri venerdì sera sono molto tranquilli; un paio di birrette, due chicchiere, un giro per il centro e da bravi trentenni, che il sabato mattina si alzano più o meno presto rispetto alla massa di giovini, si torna mestamente a casina per infilarsi sotto le coperte. Venerdì invece il destino ci ha riservato un’altra serata, un pò più lunga e un pò più alcolica. Ci dirigiamo quindi verso il soda pop, un locale imbucato tra le vie del centro, dove all’ora in cui ci siamo presentati non c’era praticamente nessuno. Ci siamo resi conto di essere ormai dei vecchietti quando i primi clienti ad entrare sono stati dei ragazzini. Capito che ormai quel locale non ci apparteneva più ci siamo bevuti una cosina e poi siamo nuovamente usciti nel freddo siberiano di Bologna verso altri locali. Destinazione: “le scuderie” in piazza verdi.
Nulla da fare. Il locale funzionava con le drink card e non eravamo intenzionati a spendere troppi soldini per bere due cosine (soprattutto perché in quel momento pensavamo che ormai poteva anche bastare visto ciò che avevamo bevuto). Ci infiliamo allora in via delle moline, proprio li vicino, dove un paio di bar vendono cicchetti veloci poco impegnativi. Per me che sono diabetico erano impegnativi eccome. Ma venerdì era una serata strana e dopo quasi 6 anni senza nessun tipo di superalcolico ho deciso che una tequila in ricordo dei vecchi tempi ci sarebbe stata proprio bene. E così tra un baretto e l’altro le tequile sono diventate 3. Forse un pò troppe. Anzi, sicuramente, perché il mio cervello, sebbene lucido e conscio, ha nettamente cominciato a perdere dei colpi.
L’incontro con Laura
Nell’ultimo baretto rimaniamo un pò più lungo, quasi stazioniamo li. Poco dopo essere entrati una ragazza di nome Laura, che teneva sicuramente testa al nostro grado alcolemico, attacca bottone e comincia a fare delle chiacchiere del più e del meno: il Bologna, il calcio, le solite minchiate insomma! Non so come, ma mi sono ritrovato in breve a discutere con questa simpatica e alticcia ragazza. Una spinta data dall’alcol, un’altra data dal mio carattere e in breve la discussione si è fatta più accesa. Tra le poche cose che ricordo c’è di averle detto a un certo punto che era un peccato che fosse una rompicoglioni. Che sia stato questa battuta poco riuscita a fare scaturire in lei la voglia di lanciarmi frecciatine?
Laura assesta un colpo dietro l’altro
Comunque, ero li con il mio cervello imbevuto nell’alcol e la glicemia, che puntava verso il basso, mi costringeva di tanto in tanto a infilare le mani in tasca in cerca delle mie bustine di zucchero per ridarle vigore. Laura si era impuntata e ormai non mi dava più tregua. Dapprima riteneva fossi un prete, poi un intellettualoide e il tripudio tra i miei amici si è innalzato forte quando mi ha dato del moralizzatore! I miei amici usano questo epiteto da tempo nei miei confronti
. Insomma, Laura affondava colpi su colpi e ho dovuto stringerle anche io la mano per il colpaccio ben riuscito del moralizzatore.
Fare ragionare un’ubriaca = rompere le palle
Siamo andati avanti una decina di minuti tra battute e risposte. Lei era sicuramente più elastica e probabilmente avrebbe voluto vedermi muovere un pò di più, ma il vino a cena, le due guinness al celtic, il vino al soda pop e le tre tequila sale e limone bevute nei vari bar stavano chiedendo una cruenta vendetta al mio fisico e al mio cervello. Riuscivo giusto a tenere botta difendendomi di tanto in tanto dai suoi colpi ben mirati e cercando un colloquio più tranquillo che non ha mai trovato seguito. Credo sia stato il mio cercare di parlarle a farmi vedere ai suoi occhi come un rompipalle, una cosa comune al giorno d’oggi. La gente beve per dimenticare e divertirsi. Mentre è impegnata a sbevazzare non puoi farla ragionare, altrimenti diventi un guastafeste, un rompipalle appunto.
Laura mi dice che sono un radical chic
E così dopo essere stato appellato come intellettualoide e moralizzatore ho sentito un nuovo epiteto che mai prima di allora avevo sentito affiabiarmi. Non solo, non avevo proprio mai sentito questo termine. Laura mi dice che sono un radical chic! Di primo acchitto ho pensato fosse un termine da lei inventato, ma indipendentemente dalle origini, ha riscosso un buon successo, soprattutto tra i miei amici che in queste situazioni si divertono come matti. Salutata Laura ci siamo incamminati verso casa e l’alcol, che ancora ci permeava il cervello, ci faceva vaneggiare e ridere circa la creazione di un gruppo su facebook dal nome radical chic (ho scoperto stupito che esistono già vari gruppi su facebook dedicati al radical chic). Al mio ritorno a casa ho provveduto abilmente a ridare ossigeno al mio cervello annegandolo in 3 secche bevute da mezzo litro d’acqua, che mi avrebbero poi portato durante la notte a sveglairmi per andare al bagno.
La curiosità verso il termine radical chic
Sabato mattina mi sono svegliato ovviamente un pò intontito e in ritardo nonostante i buoni propositi. Ma una corposa colazione a base di fette biscottate, burro, marmellata e orzo-latte mi ha rimesso in sesto. Dentro di me già riemergevano i ricordi della nottte precedente e si affacciava nella mia mente la curiosità circa il radical chic. Così mi metto a pc e faccio una bella ricerca:
Radical chic è un’espressione denigratoria per etichettare gli intellettuali e/o i benestanti che sostengano pubblicamente teorie politiche radicali di sinistra o terzomondiste, e che esprimono supporto a gruppi rivoluzionari o terroristici. Nell’immaginario popolare tale gruppo si identifica anche per l’esibizione di cultura “alta”, per la curata trasandatezza nel vestire e, talora, anche per la ricercatezza in ambito gastronomico e turistico. In genere è una forma di ipocrisia socio-eonomica, dove ” si predica bene e si razzola male “.
Un esame personale per riscontrare se sia un radical chic
Cavolo! Un’espressione abbastanza colorita. Ora, i casi sono due: o non mi conosco o non mi conosce Laura. Scherzi a parte, ritengo sia tutto causa di un male odierno, che porta le persone a categorizzare per forza tutto e tutti. Credo sia per questo che Laura mi ha dato del radical chic, oltre ovviamente al non conoscermi. Non mi sento un intellettuale, proprio no. Gli intellettuali a mio avviso sono altri, sanno moltissime cose e per lo più passano la maggior parte del loro tempo sui libri (mi piacerebbe passare un pò di tempo in più sui libri). Non credo poi di essere nemmno un intellettualoide (anche se non ho mai ben capito cosa significhi esattamente), sebbene gli amici per scherzo mi appellano spesso in tale maniera. Sono poi apolitico e non mi piace affatto la violenza. Non vedo quindi come possa sostenere teorie politiche o supportare rivoluzioni o atti terroristici.
Non ho un’alta cultura, ho preso una qualifica di scuola superiore solo l’anno passato e la mia cultura generale si aggira intorno alla media. Ritengo ognuno sappia il fatto suo, chi più chi meno. Non sono curamente trasandato nel vestire e non sono nemmeno un fighetto. Soprattutto non mi interessano proprio i vestiti. Infatti non ne compro da anni. Se la maggior parte di persone smettesse di comprare vestiti potrebbe comunque vestirsi per i prossimi 20 anni. Molti vestiti che ho poi sono di seconda mano. Cugini e parenti vari, che tra il disinteresse dei vecchi vestiti e la voglia di comprarne dei nuovi, rinfoltisce di tanto in tanto il mio guardaroba. Non ci vedo nulla di male e nulla di politico-economico in questo.
Sono quasi vegano, ma questo non credo mi faccia divenire un sofisticato. Ho semplicemente fatto una scelta e fondamentalmente faccio pure fatica a mantenerla. Non solo per quanto mi costi comprare tofu e seitan, ma anche perché una maggiore scelta alimentare mi faciliterebbe la vita visto la mia malattia. Non mangio praticamente mai fuori, non mi interessano i ristoranti e i piatti ricercati. Ciò che mangio lo cucino da me e ritengo comunque che il cibo sia per troppe persone una preoccupazione. L’ultima vacanza l’ho fatta nel 98 in sardegna. Intorno al 2000 sono stato 4 giorni ad amsterdam nel tentativo, piuttosto riuscito, di perdere il cervello a forza di canne. Un paio di anni fa ho passato 5 giorni in roulotte a gabicce monte, ma non ritengo sia stata prettamente una vacanza per via della brevità della stessa e delle fatiche che ho avuto nel mangiare visto che sono diabetico. Ma nonostante tutto con il mio amico D. mio sono divertito e sono stato bene.
Non ho particolare interesse nel viaggiare, sebbene la ritengo una cosa appassionante e divertente (anche se ad oggi molte persone viaggiano solo per fuggire dai problemi odierni). Purtroppo il mio stile di vita e il mio carattere stranito mi hanno sempre dato poche possibilità di viaggiare, non vedo quindi come possa avere un lato “ricercato” in questo. Sicuramente ogni tanto sono un ipocrita, come tutti. E come tutti ogni tanto predico bene e razzolo male, ma non credo questo possa farmi fnire sotto la categoria radical chic, altrimenti credo ci saremmo tutti. Probabilmente sono solo i lati dell’essere umano.
Altre interpretazioni del termine radical chic
Cercando in rete ho trovato altre interpretazioni al termine radical chic. Quella che va per la maggiore è la seguente: una persona snob con idee politiche di sinistra, caratteizzata da un ceto sociale medio-alto che per puro diletto si comporta invece come se non avesse soldi. Detta in parole povere un comunista coi soldi che si atteggia a poveretto cercando di apparire acculturato e intelligente. Una figura piuttosto ambigua. A mio avviso il radical chic non è che una moda come tutte le altre. Un pensiero e un modo di comportarsi alternativi che falliscono miseramente conformandosi poi sotto lo stesso radical chic. Forse i figli di papà si comportano in questo modo per manifestare il loro disaccordo famigliare e potere criticare chi come loro appartiene a un ceto benestante. Probabilmente un modo per autocriticarsi senza farlo capire. Un’autocritica nata dal non piacersi. Una sorta di richiesta di aiuto per cambiare e migliorarsi.
Il vero problema di fondo
Ripensando alla serata e a Laura mi chiedo cosa cavolo centri io col radical chic e cosa ci azzecchi con il dialogo avuto con Laura, che a mio avviso si riassume bene con la seguente immagine.
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Giulia
22 giu, 2011
Ciao!!!prima di tutto complimenti per il tuo blog, si legge con piacere!!!
….Anche a me danno ogni tanto della radical chic,è per questo che sono finita sul tuo blog.”termine utilizzato dalla Gelmini per etichettare le donne che hanno sfilato il 13 febbraio in tutta Italia”.Il significato spalmato sulla corrente politica di sinistra sarà stato successivo a questo periodo!La mia opinione è che ormai danno del “radical chic” a qualunque persona che sostiene con tenacia le proprie idee e che sono in contrasto con l’interlocutore!Allora, per non dirti”comunista del c…. ci hai rotto le p…e!” fanno sfoggio di un termine inglese che fa scena, ha un bel suono!…Facendomi un’autoanalisi sono arricata alla conclusione che sicuramente sono RADICAL(legata alle mie convinzioni) e poco molto CHIC visto il lungo periodo di crisi economica.
Saluti a Bologna,
Giulia
luciana
1 lug, 2011
darti del radical chic??? un modo chic per dirti “non so chi sei e non mi interessa saperlo”
o forse con tutto quel alcool unpo chic lo eri
non so che lavoro fai ma scrivi in modo accattivante
saluti
Luciana
luciana
1 lug, 2011
anche questo non è male
http://www.wittgenstein.it/2010/11/11/il-trucco-del-radical-chic/
Gabriele D'Amato
2 lug, 2011
@Giulia
Ma non credo di essere radical in questo e sono sempre pronto a metterle in discussione.
Grazie dei complimenti Giulia. La mia risposta arriva in ritardo perché tanto per cambiare le ultime settimane sono state di fuoco
Concordo con quanto dici. Il termine (che ho sentito molte più volte da quando lo conosco) è affibiato spesso a chi passa un po’ per rompiscatole, e spesso a chi viene ritenuto di sinistra (io ad esempio sono apolitico). Probabilmente in Italia di questi tempi il termine “radical chic” si affianca bene al contesto per cui se non la pensi come la massa sei uno stronzo di sinistra. Purtroppo è il frutto di un indottrinamento mediatico che ha uniformato il pensiero delle masse.
Anche io sono piuttosto legato alle mie convinzioni
@luciana
A mio avviso ero solo rintronato 
Ciao luciana. Dici che l’alcool mi ha fatto diventare un po’ chic?
Grazie anche a te per i complimenti. Negli ultmi tempi mi sto appassionando alla scrittura, ma non riesco a dedicargli il tempo che vorrei. Per ora svolgo la professione di web designer.
Grazie per il link, interessanti i commenti a quel post.
Pierluigi
28 lug, 2011
Buonasera…a mio avviso, la chiave di lettura l’ha data l’autore del post nell’ultimo commento “Probabilmente in Italia di questi tempi il termine “radical chic” si affianca bene al contesto per cui se non la pensi come la massa sei uno stronzo di sinistra. Purtroppo è il frutto di un indottrinamento mediatico che ha uniformato il pensiero delle masse.”
Se tu non fossi stato un apolitico, avresti riconosciuto subito una berluscones.
Ps. Certo che a incrociarne uno/a da ubriachi…che culo…(parola di presunto radical chic…eh eh eh).
Gabriele D'Amato
30 lug, 2011
@Pierluigi
Ciao Pierluigi. E così a tuo avviso sono incappato in una berlusconiana? (Le caratteristiche di chi vota Berlusconi si possono leggere in questo post) Mah, non saprei dire. Sicuramente ribadisco quanto detto circa il fatto che ad oggi in Italia se non fai parte della massa sei uno stronzo. E probabilmente lo sei anche se hai un pensiero tutto tuo o non conforme a qualche filosofia già esistente.
Siamo il paese dei vecchi e della chiusura mentale, della cafonaggine e dell’ignoranza. La cosa assurda è che coloro che sono cafoni e ignoranti sono convinti di impiegare il ruolo più giusto nella società odierna e pensano che tutti coloro che non gli somigliano sono dei coglioni.
luciana
30 lug, 2011
non per contraddire ma le uniche volte che ho sentito nominare i radical chic mi è capitato con persone di “sinistra” che forse un po’ radical chic lo erano veramente; sarà perchè frequento poco i berluscones?? non saprei e francamente non mi interessa sapere da che parte stiano le persone che occasionalmente incontro, cerco piuttosto di capire se hanno un pensiero oppure no.
Gabriele D'Amato
30 lug, 2011
Concordo con quanto dici Luciana: l’importante è capire il pensiero e fare sì che ci sia una discussione per evolvere entrambi. Ma quindi, in base alle tue esperienze, tutte le persone di sinistra sono radical chic? Ho forse capito male ciò che volevi dire?
luciana
30 lug, 2011
non volevo assolutamente dire che tutti quelli di sinistra sono radical chic ….. ricordiamoci la definizione del termine
volevo solo rispondere a Pierluigi per dire che non necessariamente la persona che hai incontrato era una berlusconiana e che anzi nel mio caso il termine è sempre stato usato da persone di sinistra o presunte tali
poi pare che destra e sinistra siano termini considerati superati come dire obsoleti; io invece credo che delimitino due visioni del mondo opposte
Gabriele D'Amato
7 ago, 2011
@luciana
Giusto, se non erro la definizione del termine suppone comunque che il radical chic sia di sinistra. Grazie per averlo ricordato.
Credo sia una buona osservazione anche quella che fai circa la persona che ho incontrato. Anche a mio avviso non era una berlusconiana.
Beh, i termini destra e sinistra ritengo personalmente siano ormai superati. A mio avviso ci sono solo cose giuste e sbagliate. Il difficile resta distinguerle…
Giacomo
19 nov, 2011
Ciao a tutti,
ho letto con molto entusiasmo e curiosità il vostro confronto su cosa e chi è un Radical Chic.
Infatti sono capitato su questo blog, davvero interessante, a seguito di un mio studio.
Io mi sto per laureare in Design degli Interni e, come tesi di laurea, porto un concept store di arredo e come clientela ho una figura che si delinea bene nel Radical Chic appunto.
Io credo che il RC non sia solo una persona, o meglio un individuo in mezzo ad un gruppo di persone che si atteggia come tale, ma credo che addirittura possa esistere un’intero nucleo famigliare di RC.
Per questo motivo vorrei proporvi un quesito, che potrebbe risultare interessante per approfondire il discorso e che mi aiuterebbe con il progetto di sintesi finale
.
Quindi:
Secondo voi cosa vi aspettate di trovare in una casa di un Radical Chic o, addirittura, di un’intera famiglia Radical Chic ?
In alternativa, come deve essere secondo voi un negozio esclusivo per Radical Chic?
Grazie per le idee che mi proporrete che sono sicuro torneranno utilissime a me e al blog per definire il RC!
luciana
20 nov, 2011
Giacomo ciao
non so quanto successo possa avere il tuo progetto visto che per quanto ne so i radical chic fanno piuttosto fatica a riconoscersi; li vedono sempre negli altri mai nel loro stile di vita; per quanto riguarda il fatto che radical chic possa essere un’intera famiglia dipende dal tipo di famiglia: come ben saprai i figli dall’adolescenza in poi tendono a contestare lo stile di vita dei genitori e finchè sono piccoli non sono secondo me in grado di distinguere tra sostanza e apparenza.
Comunque se può aiutarti io la casa di un radical chic la vedo completamente arredata con mobili IKEA che fa “povero” ma di design, naturalmente non può mancare un “futon” e se apri il frigorifero ci troverai molti cibi a kilometro zero (o presunti tali) anche se non capisco come si faccia a Milano ad avere avocado a km zero; se poi apri l’armadio troverai abiti rigorosamente non firmati anche se magari di tessuti naturali che a volte costano quanto un Armani, si fa per dire; e poi li vedo molto dediti al bricolage, nel senso che amano fare da soli molte cose per la casa.
Spero di esserti stata utile e se mi viene in mente qualcos’altro te lo scrivo.
In bocca al lupo
Luciana
Giulia
24 nov, 2011
MA KE FIGATAAAAAAAAAAA!!!!Il tema del Radical Chic va alla grande!!!E poi che strano,apparteniamo un po tutti allo stesso mondo:grafico,design…ed io sono grafico-architetto!:-D
Io conosco una famiglia RC…ma di questo ne parlerò in un altro momento.Per quanto riguarda il Design(tema molto piu interessante)credo ci possano individuare 3 stili:
1)Arte povera…del tipo:”compro ai mercatini e li resturo io perchè sono contro il consumismo sfrenato!”(atteggiamento davvero radical e che se fatto bene diviene chic).
Poi andiamo sulle ipocrisie:
2)Minimal…del tipo:”mi circondo solo di cose minute ed essenziali”…e poi scopri che quei 4 parallelepipedi sono altamente hi-tech!!!
3)e questo è il top:RICICLATO!!!Tutto naturale!!!e qui,nel campo del design,si apre un universo(anche questo altamente costoso)!
Gabriele D'Amato
27 nov, 2011
@Giacomo
Interessanti i tuo quesiti. Luciana e Giulia hanno dato la loro opinione incentrandosi soprattutto sull’oggettista, l’arredo e un pochino il cibo. Spero di portare il mio contributo parlando un po’ più di cultura. A mio avviso nella casa di un radical chic troverai molti libri di filosofia e politica. Entrambi di filoni non troppo conosciuti, ma che un buon radical chic deve conoscere (o presumere di conoscere) per poter asserire di fare parte di correnti di pensiero “alternativo”.
Non so quanto sia possibile una famiglia interamente radical chic, anche per quanto detto da luciana riguardo il rapporto figli genitori.
Circa il negozio è un po’ difficoltoso. Come dice sempre luciana il radical chic non riconosce se stesso ma gli altri. Comunque, indipendentemente da questo, ritengo che con alcune tipologie di prodotto e un interior design di un certo tipo il radical chic possa comunque essere attratto. Probabilmente prodotti equosolidali, prodotti artigianali, ma non direi prodotti tipo ikea.
In conclusione ritengo che si banalizzi un po’ troppo ultimamente riguardo il radical chic. Non va dimenticato che non si tratta solo di una persona poco coerente con le sue scelte, che possono riguardare cultura, cibo, arredo, ecc., ma di individui con particolari credenze politiche, generalmente “sinistroidi” e pronti ad appoggiare idee terroristiche. Il radical chic per come lo conosciamo noi oggi è solo il frutto “fighetto” dettato dalla moda di quello che prima era il vero radical chic.
Grahm
29 nov, 2011
Ciao a tutti!
Anche io, l’altra sera, sono stato apostrofato in questo modo da una persona di destra, un mio carissimo amico e compagno di studi per diversi anni.
Il motivo di questo “insulto” è l’aver criticato la nostra vecchia classe di liceo, etichettandola come “una manica di coglioni che non aveva alcun interesse se non il calcio”.
Nel link postato da Luciana c’è proprio la definizione ideale di “radical chic”: “una formuletta comoda per inscatolare le cose senza guardare quello che c’è dentro”. Radical chic è il classico riccone con idee socialiste che cozzano con la sua appartenenza sociale. In altre parole, che predica bene e razzola male.
E’ un’espressione banale, dispregiativa, qualunquista e contraddittoria, tipicamente di destra, usata, come dice Gabriele, per indicare chi non è parte della massa.
Ed è proprio chi la usa a contraddirsi: gente di bassa estrazione sociale che si indebita pur di avere un suv o l’ultimo modello di telefonino.
Io sarò pure “radical” ma gli “chic” sono loro!
Earth-3
6 gen, 2012
mhhh! bisognerebbe ammettere che, vi siete inoltrati in una conversazione, un pò…..alcolemica. quindi in realtà non sapevate realmente cosa veramente stavate dicendo. Comunque voglio riguardarti su alcuni dettagli magari tutto sembrerà più chiaro.
1° il Radical-chic, oltre ad essere un pò come hai tu sostenuto, rientra come sottogenere di arredamento che riguarda il genere minimalista;
2°il radical-chic, inteso come gruppo o persona, viene inteso non come stile moda a cavolate del genere, ma come una figura esibizionista, con modi di vestire un pò come dire…..elegante tutto loro, anche se non c’è ne un capo ne una cosa.
3°nell’espressione “il radical chic e un’espressione” è del tutto reale, niente di più e niente di meno,ed il termine intellettualoide, vuol far capire che un interlocutore, che polemizza su alcuni concetti non realmente conosciuto, si innalza sul piedistallo se si ha una laura oh un posto di privilegio nella società e chi si definisce un acculturato, a ha ha più che altro pseudocultura, cioè le nozioni che contiene il suo vocabolario non sono accertate, colui che vuol essere un chi ma non è nemmeno un qualcosa, viene definito intellettualoide.
4°l’intellettuale, non passa 60% del suo tempo sui libri, ma riesce a garantire a se stesso un bagaglio culturale alto è reale, colui che pone la professione e la cultura al primo posto, colui che è curioso di sapere ed continua ad esserlo, colui che usa le parole i dialoghi in un colloquio non le mani. In breve, l’intellettuale è un uomo di cultura di scienza che si presta a diventare un qualcuno partendo da qualcosa.
perché ti ho descritto l’intellettuale?
perchè io ne faccio parte come persona è come genere di vita, ah magari scordavo, l’intellettuale il 60%, fa sport ed è ogni tanto uno sportivo.
Gabriele D'Amato
15 gen, 2012
@Grahm
concordo in pieno con quanto dici.
@Earth-3
le tue informazioni sono state sicuramente d’aiuto a comprendere le sfaccettature del radical chic, sebbene penso che il tutto sia stato espresso in modo un po’ confusionario. Non ho ben capito cosa centri l’ostentazione della tua intelletualità, considerando soprattutto come hai scritto il commento. Mi è parsa un po’ fuori luogo.
Flora
8 feb, 2012
O magari Laura non aveva idea di cosa significasar radical chic, magari Laura era solo ubriaca!
Gabriele D'Amato
19 feb, 2012
@Flora
Può darsi. Ma a mio avviso Laura sapeva bene il significato del termine radical chic ed era piuttosto brava a colpire i punti giusti per essere ubriaca