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Il clima e l’atmosfera che ci sono nei luoghi in cui viviamo la nostra vita

16 ottobre 2009 at 06:52

Tramonto sulla spiaggia in compagnia di amici - Un'atmosfera piacevole

Tramonto sulla spiaggia in compagnia di amici - Un'atmosfera piacevole


Alcuni momenti sono un vero piacere per lo spirito grazie all’atmosfera che portano con se, una vera e propria linfa vitale.

I momenti più piacevoli, quelli più semplici

Il modo in cui spendiamo il nostro tempo lo reputiamo, inconsciamente, positivo o meno non solo in base a ciò che facciamo, ma anche in base al clima e l’atmosfera che c’era in quel momento. Lo si evince dal fatto che molte volte ci divertiamo come matti e passiamo splendide serate pur non facendo nulla di che. Ma l’atmosfera che i componenti della serata riescono a creare ingloba, quasi rivestendo ogni partecipante, di sentori estremamente positivi, che ci sollazzano lo spirito, divertendoci, rincuorandoci, rassicurandoci e lasciandoci una nota estremamente positiva della serata.

Al contrario capita che in serate organizzate per filo e per segno, in cui il divertimento, almeno sulla carta, dovrebbe essere garantito, non si riesca a stabilire quel contatto, quell’atmosfera appunto che dia qualcosa in più ai partecipanti del momento.

L'”essere” sovrastato dal fare

Tendiamo infatti a ritenere importante il dove, il quando e il come e dimentichiamo il chi. Credo i momenti con una buona atmosfera nascano soprattutto quando le persone abbandonano la propria voglia di divertirsi a tutti i costi. Quando lasciano alle proprie spalle la credenza di dovere fare per forza qualcosa per divertirsi, quando si distaccano dalla società. Allora le persone cominciano a sentirsi meglio e i sentori positivi che sono dentro di loro fuoriescono agendo sugli altri, e così di rimando da parte di tutti.

Il clima aziendale bilancia i sentori dello spirito

Ad oggi ne è un evidente segno il mondo del lavoro. Quanto più il clima aziendale è positivo, tanto più il lavoro, oltre al suo gravio specifico, non pesa. Andare ogni giorno al lavoro in un ambiente malsano, pieno d’astio, di persone poco disponibili e superiori con atteggiamenti irascibili e sgodevoli è probabilmente la condanna del mondo moderno occidentale.

Altresì i fortunati che possono andare al lavoro in un luogo che grazie al buon convivio di tutti, all’impegno, alla dedizione, alla propensione di sapere valutare i tempi in cui ridere e scherzare e quelli in cui lavorare sodo, ma con il sorriso sulle labbra, vivranno sicuramente giornate gradevoli al lavoro e il contesto lavorativo non lascerà un malcontento come oggi purtroppo accade spesso.

Il clima scolastico che influenza gli studenti

Anche gli studenti nelle scuole sanno probabilmente di cosa si tratta. Non è tanto la mole di studio che gli si presenta davanti a turbare i giovani studenti, ma la capacità dei professori di sapere creare un giusto clima capace non solo di rasserenare i ragazzi, ma di spronarli allo studio motivandoli a dovere.

Allora l’impegnarsi si trasforma in piacere e le mattine in aula trovano spesso spazi in cui il piacere di imparare e insegnare si mescola divenendo un tuttuno, ma soprattutto aleggia nello spirito di coloro che sanno percepirla una nota veramente piacevole del momento vissuto, in cui la fatica per lo studio che si sta effettuando e il piacere di vivere si mescolano quasi fino a non distinguerli tra loro.

La serenità interiore per il bene di tutti

L’intenzione a creare un buon clima e una piacevole atmosfera dovrebbe essere a mio avviso un impegno da parte di tutti, ma senza forzare le persone e i momenti, altrimenti tutto è vano. Si tratta più di una lettura dei tempi e delle genti che abbiamo a fianco, di un’apertura verso gli altri e un lasciapassare nei nostri confronti. Allora tutto diventa leggero, frizzante, poetico, memorabile, ed è incredibile come tutti sappiano che le cose migliori della vita sono le più semplici, eppure ancora molti si ostinino a cercare un benessere che è più che altro un’imitazione di qualcuno che non gli somiglia e non gli somiglierà mai.

La paura di stare in mezzo alla gente

12 ottobre 2009 at 06:11
Folla di persone

Folla di persone

Ochlofobia è la paura delle folle e delle calche. Molte persone ignorando il contesto di questa fobia provano comunque un grosso disagio nel ritrovarsi in mezzo a tanta gente. Le reazioni a tale disagio sono le più svariata ma generalmente prevale l’isolamento.

Una paura che vive nel silenzio generale

Molte persone al giorno d’oggi hanno una sorta di disagio a stare in mezzo a tanta gente. Non credo si possa definire come nuova forma di ochlofobia (paura delle folle e delle calche), ma credo sia una causa della nostra società, del nostro modo di vivere e di intendere la comunità. Anche molte persone che non lo mostrano e che apparentemente sembrano trovarsi bene in mezzo a molta gente in realtà vivono dentro di loro un piccolo dramma.

L’importanza della sicurezza interiore e dell’attenzione che ci viene prestata

Quale può essere la causa? Ovviamente non abbozzo ne teorie scientifiche ne tantomeno pensieri psicologici, semplicemnte il mio parere. Per come siamo abituati a vivere oggi il numero fa la differenza. Ora, quando ci troviamo in compagnia di pochi intimi tutto ci pare calmo e tranquillo, ma non solo, è l’atmosfera che è diversa. Sentiamo intorno a noi una sorta di protezione, forse anche la consapevolezza che tutto è come ci aspettiamo. Sappiamo chi sono gli amici che abbiamo di fianco, a grandi linee non ci sorprenderanno con azioni che potrebbero traumatizzarci, ma soprattutto sappiamo che abbiamo la loro attenzione.

Quando ci troviamo tra le folle invece non abbiamo l’attenzione praticamente di nessuno, siamo uno dei tanti, un puntino tra la folla, e questo ci terrorizza. I risvolti di questo approccio sono due: da un lato una sorta di egocentrismo che definirei comunque positivo, dall’altro la giusta consapevolezza di non essere uno dei tanti, concetto fondamentale per avere discernere riguardo la propria esistenza e la propria unicità, ma anche per essere in grado di elaborare pensieri univoci e originali.

Le reazioni che abbiamo in mezzo alla gente

Così quando ci troviamo in mezzo a molta gente (conoscenti o estranei che siano) tendiamo ad annulalrci, a rimanere in disparte, come a volerci schermare da qualcosa che potrebbe attaccarci, ma non è solo questo. Tendiamo a difenderci in modo che nella possibilità di essere uno dei tanti risulti evidente il nostro comportamento differente. Mentre magari tutti socializzano o si divertono noi rimaniamo in disparte, come a volere dire che noi non ci comportiamo come gli altri, siamo diversi.

Un pensiero giusto che manca di elasticità

Credo semplicemente manchi una certa maturità nel pensiero, che nonostante trovi molto plausibile mi appare limitato. Siamo tutti uguali e tutti diversi. Tutti unici sebbene tra le masse. Capaci di distinguerci in mezzo alla folla, sempre che non decidiamo di farci fuori da soli. Tendiamo a ignorare che i nostri pensieri sono comuni, e le paure che sentiamo noi in un certo momento è molto probabile le stia sentendo anche la persona che ci sta passando a fianco. Tendiamo a vedere il mondo come NOI da una parte e le ALTRE PERSONE dall’altra. Ma tutti tendono a vedere il mondo così e quindi è una visione unitaria che non trova fondamento in nessuno di noi e in nessuno dei nostri pensieri.

Il grafico delle conoscenze

La società non ci aiuta, ci impone quasi di conoscere sempre più persone, senza farci capire però che più persone conosceremo meno li conosceremo. Conoscendo il numero di persone consono al nostro stile di vita e le nostre possibilità saremo invece capaci di conoscerle veramente e farci conoscere altrettanto bene.

Assimilare il meglio dalle altre persone

9 ottobre 2009 at 09:40

Figure di carta raffiguranti persone

Le persone che ci stanno intorno dalle quali possiamo imparare


Vivendo insieme alle persone che ci sono vicine abbiamo la possibilità di imparare molto dai loro comportamenti positivi, ma volendo anche da quelli negativi. Occorre impegnarsi poi per permettere di rimando tutto questo.

I lati positivi e negativi di ognuno di noi

Ognuno di noi ha lati positivi e negativi. Siamo fatti tutti un pò così. Per migliorarsi è fondamentale relazionarsi agli altri. Osservare i loro lati positivi cercando di imparare da questi, ma allo stesso tempo osservare bene i lati negativi, poiché anche da essi si può imparare molto.

Migliorarci imparando dagli altri

Mentre viviamo la nostra vita con tante persone al nostro fianco abbiamo la possibilità di assimilare comportamenti, modi di fare, pensieri e idee che ci permettono di migliorare tanto. Riuscire ad imparare i concetti che ci piacciono negli altri, senza imitarli, ma facendo diventare nostro quel dato comportamento o modo di fare o idea che sia, ci permette di evolverci in qualche modo.

Tutto ciò che non riteniamo giusto e corretto invece possiamo lasciarlo a loro, ma non è così semplice (tantomeno corretto). In primo luogo occorre una buona consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che non lo è prima di potere assimilare qualcosa. In secondo luogo se crediamo che le persone che ci stanno vicino abbiano dei comportamenti negativi è nostro compito farglielo notare e cercare insieme di migliorare. In terzo luogo ritengo che se opportunamente filtrati e osservati dal giusto punto di vista anche i comportamenti negativi possano portare un accrescimento della propria persona.

La positività all’interno delle negatività

A volte le persone ci dicono ciò che pensano solo quando sono spinti dalla rabbia. Tralasciando il concetto che dovremmo tutti imparare a dire ciò che pensiamo in situazioni di calma si può capire, filtrando la rabbia, cosa in realtà ci stanno dicendo. Chi sa ascoltare bene ha il vantaggio di imparare tanto su di se e sulle persone che gli stanno parlando.

Impegnarsi per offrire positività

Si evince alla fine che prendendo il meglio dagli altri e facendolo nostro ne otterremo un grande vantaggio, ma non basta fermarsi qui. Si può filtrare il peggio quando esso è comunicativo e propositivo o solamente un esempio da non imitare. Non va infine dimenticato che per fare si che tutto questo sia possibile dobbiamo essere i primi ad avere comportamenti corretti e positivi (e propositivi), permettendo così agli altri di trovare un punto dal quale attingere e, imparando, migliorarsi.

Il tempo libero quando si è ragazzi

7 ottobre 2009 at 06:23

Fotogramma tratto dal film stand by me in cui i 4 ragazzi camminano sulle rotaie ridendo

Amici dell'adolescenza


Quando si è ragazzi tutto è magico; il tempo, le amicizie, i divertimenti. Da quando si è bambini a quando si è adolescenti i sentori cambiano, ma tutto rimane incredibilmente avvolto da una sorta di pellicola poetica che ci si porta nella memoria per sempre.

La gioia del tempo quando sei piccolo

Ricordo con gioia i pomeriggi da ragazzol La spensieratezza regnava sovrana e il divertimento e la scoperta erano il pane quotidiano. Videogiochi, giri in bicicletta e lettura di fumetti. Questi erano i miei passatempi preferiti. Il sabato era il miraggio settimanale e il suo pomeriggio un vero ristoro per lo spirito e la mente. Mi piaceva un sacco vedere i miei film preferiti, anche due volte di seguito lo stesso film.

La condivisione del tempo e delle passioni

Capisco ora, dopo tanto tempo, che ciò che avrei voluto ancora di più di quanto abbia avuto sono amici che condividessero le mie stesse passioni. Ricordo i periodi dei fumetti e dei videogiochi molto bene. I primi erano il sabato come una sorta di rito, che cominciava la mattina andando per edicole e fumetterie ad acquistarli. Leggerli era uno spasso, ma era soprattutto il raccontarsi poi in serata le varie vicende appena apprese che rendeva tutto poetico.

I videogiochi, dei quali verso i 18 anni ho abusato enormemente, erano in età più giovane un passatempo fatto di fantasticherie, più tardi un grande ritrovo collettivo. L’immersione in un ambientazione di un videogioco mi rapiva e conquistava letteralmente. Un mio amico dice “ogni ragazzo ha avuto un videogioco con il quale ha perso interi giorni della propria vita.” La condivisione del tempo insieme divertendosi era veramente qualcosa che ridava lustro alle proprie sensazioni. La sfida, le sconfitte, le vittorie, i battibecchi e le gioie condivise le ricordo proprio come uno spettacolo irripetibile.

Condividere gli stessi interessi e divertimenti rende il tempo molto più piacevole e ciò che si fa molto più bello. Forse soffro di una sorta di sindrome di peter pan, che mi vede affamato di condivisione di frivolezze e divertimenti.

I ricordi preferiti

Il tempo che ricordo con più piacere è non a caso quello in cui ero più piccolo, ma il gioco che mi ha più appassionato è sicuramente stato quello di ruolo: Dungeons & Dragons. Interi mondi, storie, interpretazioni, aspettative. Intere notti fino all’alba a giocare! Il tempo non ci insidiava, nulla poteva distrarci dal nostro stare insieme e il nostro divertimento. Fantastico!

Gli amici d’infanzia e adolescenza sono speciali

Gli amici che hai quando sei piccolo portano nella memoria qualcosa di speciale. È quasi come non esistessero più amici come quelli. Un film che mi ha fatto fantasticare da ragazzino e mi ha sempre lasciato la malinconia di non avere più avuto amici così è stand by me – ricordo di un’estate. Consiglio a chiunque non l’abbia visto di correre immediatamente a vederlo. Qui sotto il trailer (lingua inglese).

I pericoli della bellezza che vivono le ragazze d’oggi

5 ottobre 2009 at 06:51

viso di donna con la sola bocca, un occhio truccato e una piccia in evidenza

I pericoli soggettivi della bellezza


La bellezza al giorno d’oggi può essere più una sfortuna che una fortuna. Se poi non si riesce a vivere con intelligenza e seranamente può diventare una vera e propria condanna dalla quale si dipenderà per sempre.

Le due facce della bellezza

La ricerca della bellezza riguarda tutti. Chi la cerca negli altri, chi in se stesso, chi nelle cose, chi nel creato. La bellezza è bella! Ma a volte la bellezza è un peso. Quando manca la ragione e la capacità di discernere le cose è difficile gestire la bellezza. Così diventa un vero e proprio gravio che ci si porta dietro e che senza che ce ne si renda conto ci consuma.

Le vittime della bellezza

Le giovani donne di oggi sono le principali vittime del modo di intendere la bellezza di oggi. Tralasciando i discorsi canonici circa i trucchi, i vestiti e la prepotente spinta dell’apparire nei confronti dell’essere. Parlo di ciò che è soggettivo nelle ragazze di oggi.

L’attacco della bellezza

Crescono da adolescenti magari ammirate da tutti, corteggiate, desiderate. Il processo di trasformazione del proprio io è cominciato, ma loro non se ne sono ancora accorte e quando lo faranno sarà troppo tardi.

Saranno schiave di quel mondo che le vede al centro dell’attenzione sebbene non saranno mai veramente al centro di nulla, tanto meno di se stesse. Non sapranno chi sono, non si riconosceranno, non si identificheranno, non saranno in grado di vivere dei rapporti sociali veri, semplici, senza che la propria bellezza si interponga tra il come vorrebbero comportarsi e come invece si comportano.

Crederanno di potere avere sempre il meglio, perchè sono belle. Penseranno che ciò che hanno non basta perchè forse da qualche parte c’è qualcosa di più adatto, di più consono alla loro bellezza. Cercheranno sempre più felicità non accorgendosi che da essa si staranno allontanando sempre più.

Impareranno a osservare con i soli occhi della bellezza apparente e diverranno così cieche da non riuscire più a distinguere la realtà. Si perderanno dentro e fuori di loro. Soffriranno poichè costerà caro tornare alle proprie radici di bambine e costerà sofferenze caprie che non saranno in grado di farlo. La bellezza gli darà tutto per anni! Le consumerà nella mente e nei sentimenti e un giorno arriverà a chiedere il suo pagamento e questo sarà molto caro.

La bellezza delle cose semplici

Coloro che non sono stolti guardano e apprezzano la bellezza che si trova nel vivo delle persone e nell’arte nascosta della cose. Poiché nonostante tutto, e sebbene possa risultare banale, la vera bellezza sta nelle cose semplici. E anche le ragazze che sono molto belle dovrebbe rimanere tali, per potere vivere la propria bellezza con gioia, come un dono, e non venire da essa schiacciate e rese schiave.