evoluzione

Lacune della teoria di Darwin e della capacità di pensare dell’uomo

9 dicembre 2009 at 11:52
evoluzione dell'uomo: dalla scimmia fino all'uomo seduto a computer

Evoluzione errata: dubbie teorie e incapacità dell\’uomo di pensare

La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin ha aperto molte porte. Purtroppo ha ritenuto opportuno aprire porte dietro le quali non vi era nulla e riempirle con contenuti e congetture di dubbia verità.

L’incapacità dell’uomo di evolvere la propria conoscenza grazie al pensiero altrui

La teoria dell’evoluzione di Darwin ha sicuramente ampliato la capacità di pensiero delle genti, oltre a dare una nuova visione alla creazione. Purtroppo, come spesso accade, le genti si fermano al pensiero altrui, incapaci di formularne uno loro o di aggiungere qualcosa alle idee appena apprese da altri.

Le lacune della teoria di Darwin

La teoria di Darwin ha molti punti interessanti e probabilmente molte parti di verità, ritengo però sia da ignoranti considerare, come al solito, un argomento così vasto e misterioso, concluso con una teoria, che a oggi ha ormai 150 anni. Occorre ricordare bene, infatti, che si tratta di una teoria e non di fatti verificati. Molte lacune permeano la teoria di Darwin e basta formulare alcuni pensieri e alcune domande per capire che le cose non sono proprio come in detta teoria.

La non somiglianza dell’uomo con la scimmia, l’anello mancante e una razza di troppo

Mi sono sempre chiesto come mai la scienza voglia sostenere che l’uomo discenda dalla scimmia. Innanzitutto gli assomiglia solamente per contesti comprotamentali e non geneticamente. Quest’ultima somiglianza la si ritrova invece nei topi e questo è il motivo per cui gli esperimenti vengono effettuati su cavie e non su scimmie. Vi è sempre un anello mancante nella catena dell’evoluzione che sostiene che l’uomo discende dalla scimmia e ritengo non sia una cosa da poco. Sarebbe come prendere due specie diverse tra loro e dire che sono uguali solo che manca una congiunzione, cioè sostenere la loro similitudine quando in realtà sono diverse.

Va considerato inoltre che tutte le specie che si sono evolute si sono trasformate. Ora se la scienza ritiene che i dinosauri sono gli antenati dei rettili odierni, si evince che i dinosauri si sono evoluti o hanno mutato la loro forma in una nuova razza e di quella vecchia non c’è più traccia. Per quale motivo se questo fenomeno è accaduto per i dinosauri e molte altre specie, non dovrebbe essere accaduto anche per le scimmie? Se si sono evolute nell’uomo come mai ritroviamo ad oggi sia l’uomo che la scimmia? Forse alcune di loro non sono riuscite ad evolvere? Ma la teoria di Darwin parla proprio di selezione naturale, ovvero chi si adatta continua il percorso dell’esistenza, chi no si estingue. Sarebbe singolare ritenere che la scimmia in parte si è adattata rimanendo tale, in parte si è evoluta nell’uomo. Va inoltre tenuto presente il considerevole numero di specie diverse di scimmie che esistono.

Il bisogno dell’uomo dell’infravisione: un’evoluzione mai avvenuta

Altro particolare che mi ha sempre incuriosito è la teoria delle necessità nell’evoluzione. La scienza ci mostra come molti animali abbiano saputo evolversi facendo di necessità virtù, imparando e cambiando non solo i loro modi di fare ma anche il loro corpo (per es. il camaleonte che impara a mimetizzarsi). L’uomo ha sempre avuto bisogno di vedere nel buio, eppure non è mai riuscito a evolvere la sua vista in una sorta di infravisione come molti animali hanno fatto: non solo i felini che vedono piuttosto bene al buio, ma molte altre specie che hanno saputo ampliare i loro sensi. Considerando le capacità del cervello umano rispetto a quello di questi animali la cosa risulta piuttosto misteriosa.

La sostanziale differenza tra ciò che è vero e ciò che si vuole dimostrare tale per forza.

È importante studiare la scienza e cercare di scoprire sempre più cose nuove, ma non bisogna mai dimenticare che alcune cose fanno parte del mistero e altre non avranno mai risposta. Ritengo questi concetti fondamentali per la propria umiltà e la propria intelligenza, che non dovrebbe mai dimenticare la differenza che c’è tra la verità e il volerla dimostrare a forza. Un concetto questo, che la scienza fa fatica ad accettare.