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Stili di vita al di sopra delle proprie possibilità economiche

17 agosto 2010 at 06:13

La maggior parte delle persone non è conscia di ciò che avverrà nei prossimi anni a livello economico. Molti giovani continuano a fare la loro vita come nulla fosse; tra vacanze, cene al ristorante, uscite dispendiose e vita di lusso.

Piccoli risparmiatori e grandi sperperatori

Quando frequentavo le scuole elementari ricordo di avere ricevuto dalla cassa di risparmio dell’emilia romagna (se la memoria non mi inganna) un bel bussolotto blu: il mio primo salvadanaio. Ritengo fosse un operazione di marketing per fare si che i piccoli risparmiatori del salvadanaio diventassero poi dei risparmiatori di quella banca, ma l’idea di base era comunque buona: insegnare ai piccoli in cosa consiste il risparmio. Qualcosa non deve avere funzionato però, perché quella generazione, che oggi ha circa 30 anni, non ha la minima idea di cosa sia il risparmio e sperpera anche i denari che non possiede, in barba alle proprie possibilità economiche.

Nuovi nababbi a carico dei genitori

Il pensiero di questa generazione di trentenni è che tutto ciò che si desidera è lecito averlo e non vi si può assolutamente rinunciare. Cinema, cene al ristorante, concerti, vacanze, auto, moto, tecnologia, vestiti e chi più ne ha più ne metta, sono considerati dai più delle cose normali e non un benessere sociale che li fa rientrare in una vera e propria elite di persone. La rinuncia non esiste. La parola sacrificio economico non è compresa, come non sono comprese le proprie possibilità economiche. Non saranno mai risparmiatori. Al contrario, si stanno sviluppando ideologie e pensieri che sostengono sia meglio spendere e spandere finchè lo si può fare, altrimenti che si lavora e si vive a fare. Una certa logica questo pensiero ce l’ha. Se non fosse che chi non riesce a rinunciare a questo stile di vita da nababbi, se lo permette perché mantenuto dai genitori.

Non sono casi isolati quelli in cui i genitori comparno la casa ai figli, o danno una mano consistente al suo acquisto per poi tirare la cinghia. I figli non si preoccupano minimamente di fare economia per restituire i soldi ai genitori e permettere anche a loro una vita dignitosa. Non pensano nemmeno di diventare risparmiatori per fare con i loro figli ciò che i genitori hanno fatto con loro. Semplicemente se ne fregano! Mentre a casa dei genitori si continua a faticare e risparmiare, memori di vecchie abitudini di un’altra generazione, i figli organizzano la vacanza che li attenderà nelle prossime ferie, magari mentre mangiano una pizza ordinata a casa in attesa di un film sulla pay tv.

Sconvolgimenti economici che metteranno a dura prova i giovani e il loro stile di vita

Queste persone vivono al di sopra delle proprie possibilità economiche. Lo possono fare perché qualcuno gliene da l’opprtunità: genitori che hanno saputo dare poco ai figli se non soldi e ideologie economiche. Non è un caso che la generazione di oggi abbia una confusione totale e una vera e propria frustrazione nei confronti del denaro. Verrà presto il giorno in cui si accorgeranno che non solo non potranno vivere al di sopra delle proprie possibilità economiche, ma dovranno probabilmente vivere al di sotto di esse.

Dovranno diventare dei risparmiatori e sarà per loro un vero e proprio trauma. Avendo basato la loro vita e i loro divertimenti su fattori economici dovranno abituarsi a nuovi stili di vita. Molti non ci riusciranno e riscontreranno veri problemi psicologici, altri se la caveranno, ma non senza grandi fatiche e un impegno costante. Saranno beati coloro che non hanno basato la vita sul denaro e sullo sperpero, perché sapranno ancora divertirsi con poco, ma soprattutto non avranno bisogno di soldi per divertirsi, perché il loro stile di vita elude dal denaro.

Occorrerà tornare a fare il pane e la pasta in casa per riuscire a risparmiare sempre più. Saranno fortunati coloro che potranno coltivare un pezzo di terra dal quale trarre frutta e verdura. Sarà necessario rispolverare vecchi salvadanai perduti, per potere affrontare meglio i momenti di difficoltà. Oggi ci sono ancora grandi possibilità di risparmio, ma pochi se ne sono accorti e per molti, quando se ne accorgeranno, sarà troppo tardi. Sarà difficile discernere tra risparmio e avidità più di quanto non lo sia ora.

Sappiamo bene quante persone si sono perse nello spirito per risparmiare sempre e solo dei soldi. Saranno momenti confusi e difficili, nei quali sarà indispensabile dare al denaro il valore che ha veramente, nulla più. Si avrà un equilibrio sempre precario tra falllimento, perdita della lucidità mentale a favore del denaro e successo ottenuto comunque a stento. I tempi cambieranno. Tu sei pronto ad affrontarli o stai già organizzando le vacanze invernali?

Il lavoro di oggi distrugge l’uomo

11 agosto 2009 at 15:06

uomo stilizzato trascina il peso del lavoro

Il peso del mondo del lavoro e della relativa società sull'uomo


Il mondo del lavoro nella società odierna distrugge l’uomo dall’interno. Non solo un contesto di fatica fisica, ma mentale e sentimentale. Un malcontento che accomuna milioni di Italiani.

Il lavoro contro l’uomo nella società di oggi

Il lavoro oggi è più di una condanna. Non tanto per la fatica e gli impegni dipendenti dalle varie tipologie di lavoro, ma per il contesto societario in cui è strutturato. Qualsiasi sia il lavoro, il suo luogo, i colleghi e i superiori, i lavoratori vivono un malcontento che li accomuna tutti. Li rode dentro, li isola, gli fa macinare pensieri che portano l’uomo a ragionare contro se stesso e la propria persona.

La gerarchia del lavoro e i rapporti umani

Che lo si guardi dall’alto o dal basso, il mondo del lavoro ha delle grandi problematiche. I dirigenti e i superiori non ascoltano, pensano solo ai fatti loro, a come fare quadrare il loro lavoro e dimenticano l’importanza dei rapporti umani. Non se ne accorgono al momento, ma arriverà un giorno in cui anche loro si guarderanno dentro e si ritroveranno marciti da comportamenti che avrebbero potuto tenere diversamente.

I lavoratori sono mangiati nello spirito, nel corpo e nella mente da un contesto societario fuori ogni logica umana>. Difficoltà nei rapporti con i superiori perchè pare che lavoro e rapporti umani non possano andare d’accordo, difficoltà nei rapporti con i colleghi per via di tutta una serie di contesti societari fuori da ogni logica e ragione.

Uomini nel lavoro, bambini nei rapporti

La mia esperienza personale mi ha portato a vedere tanti luoghi di lavoro, alcuni molto diversi tra loro, ma con delle somiglianze per ciò che viene vissuto da tutti e che mi hanno sempre un pò fatto ridere e un pò sconvolto. C’era sempre la bella ragazza che tutti i “senza cervello” si volevano fare, c’era il ragazzo figo, quello dritto, quello che tutti prendevano come esempio (un bell’esempio di merda a mio avviso), c’era lo sfigato (ho probabilmente ricoperto questo ruolo più volte) che veniva preso in mezzo o guardato come fosse un alieno perchè non si comportava come tutti gli altri. C’erano poi il superiore che tutti odiavano e quello invece altamente stimato, che chissà perchè mi è sempre parso che ogni tanto si scambiassero di ruolo.

Tutto questo mi ricorda un pò la scuola… vuol dire forse che non siamo cresiuti? Siamo ancora dei bambini? Forse si, forse mancano gli uomini in grado di lavorare senza diventare degli stronzi. La fatica porta alla cattiveria e pochi in Italia riescono a gioire del proprio lavoro e della propria fatica. Pochi hanno l’umiltà di lavorare senza impazzire e pochi riescono a non cambiare la propria persona per rientrare meglio in una società di merda, fatta di apparenza e non di essere.

Il mondo delle apparenze

Questa società fa si che molti lavoratori arrivino ogni mattina a lavoro con una sorta di maschera che li rappresenta. Non sono loro, sono ciò che credono di dovere essere, o ciò che gli fa comodo essere per riuscire ad arrivare a fine giornata soffrendo il meno possibile, ma la sofferenza e i problemi se non affrontati li seguiranno sempre, ingrandendosi ogni giorno di più finché non li guarderanno dritti in faccia!

I lavoratori di oggi hanno remore a parlare con i superiori, li temono, quasi non fossero persone ma mostri. Cosa ha portato a questo? Forse comportamenti da mostri invece che da uomini. D’altro canto i superiori tendono a non ascoltare i lavoratori. Generalizzano e li considerano un numero nellla massa invece che individui ben precisi, ognuno con le proprie forze e debolezze. Forse la mancanza di capacità dei dirigenti e superiori di valutare le abilità di ogni individuio ha portato a far credere a ognuno di noi che siamo tutti uguali, che in un certo senso è vero, ma in un altro più profondo no.

Migliorare la propria condizione invece di fuggire

Tutto questo ha portato l’uomo a impazzire per il lavoro, che negli ultimi tempi lo ha seguito a ruota ed è impazzito anch’esso: ritmi sfrenati, corsa a un profitto sempre più grande e sempre meno importanza e salvaguardia all’uomo come persona e come singolo. Così ora molti vivono le ferie come una fuga dal lavoro invece che un periodo di riposo da esso. Purtroppo è una fuga destinata a morire. Molti hanno sentori di cambiamento, desideri di viaggiare e tante idee per la testa. Tutte cose stupende, peccato nascano a cuasa di un malcontento invece che da sole. Perdono così il loro valore, la gioia che portano con se, ciò che significherebbero in condizioni normali, che ormai l’uomo nel mondo del lavoro non vive più.

Ci sono ancora possibilità per sopravvivere a questo pazzo mondo del lavoro. Rimanendo se stessi e parlando ai propri superiori e colleghi quando ce n’è bisogno. Facendo sentire la propria voce e rispettando tutti. Il segreto è una presenza attiva atta a migliorare le cose e non passiva per mantenere il quieto vivere.