maturità

Uomo bambino

4 febbraio 2010 at 06:08

bambino preoccupato

Il vero io di molti uomini d'oggi


La maggior parte degli uomini di oggi sono tali solo in apparenza. Dentro di loro sono ancora bambini. Non sono ancora cresciuti emotivamente e non hanno saputo abbandonare i giochi dei bambini per dedicarsi alle cose dei grandi.

Gli uomini che mancano oggi

Nei tempi odierni la maturità è un equilibro non facile da raggiungere. Si sente la carenza di uomini che siano veramente tali. Troppi uomini sono ancora bambini che giocano. Non sono ancora riusciti a oltrepassare la loro infanzia e adolescenza. Si credono adulti per via della loro immagine esteriore, ma dentro sono ancora piccoli piccoli. Forse bisognosi di un affetto mancato, forse semplicemente non sono saputi crescere. Sta di fatto che quando c’è da divertirsi e occupparsi di frivolezze sono tutti molto bravi, ma quando occorre impegnarsi nelle cose vere e fondamentali della vita il loro lato infantile prende il sopravvento, lasciandoli inermi.

Uomini che giocano come bambini

Gli uomini di oggi continuano a giocare: videogame, giochi di carte, poker, giochi di ruolo, calcetto e un’infinità di altre passioni prettamente dedicate allo svago. Non c’è nulla di male a riguardo, anzi, alcune di queste cose se prese con moderazione e intelletto possono essere gradevoli passatempo da condividere con i propri amici. Ma l’importante è che questi contesti di diletto non vengano esercitati in sostituzione di una crescita personale atta a migliorare le proprie capacità di uomo sulla terra.

Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.
1 Corinzi 14,11

Dall’essere bambini all’ essere uomini

Arriva un tempo in cui le cose da bambino vengono messe da parte e ci si occupa delle cose degli uomini, perché tali si è divenuti. Oggi questo capita di rado. Gli uomini continuano a essere dei bambini e come tali a comportarsi. I giochi e i divertimenti sono forse il comportamento che più è messo in evidenza, ma dietro questa maschera di uomo che gioca si nasconde un bimbo che non è cresciuto. Legato ancora in qualche modo alla figura della mamma, che cerca nelle donne che incontra o nella donna che gli sta a fianco. Incapace di impegnarsi in contesti più maturi, poiché troppo impegnato a pensare al solo divertimento. Intriso di difficoltà nei rapporti sociali, poiché nessuno gli ha mai insegnato come comportarsi e lui non è mai stato in grado di imparare da solo.

Le caratteristiche dell’uomo-bambino

Queste le caratteristiche della maggior parte degli uomini di oggi. Il risultato è un uomo che alle prime difficoltà cerca aiuto negli altri, quando probabilmente gli altri cercano aiuto in lui. La sua donna non lo vedrà come uomo al quale appoggiarsi perché troppo abituata a farlo appoggiare a lei. I suoi figli lo vedranno come un compagno di giochi e non come un padre. I problemi sogghigneranno di fronte a lui, perché sapranno che il loro avversario è debole, non allenato, non preparato, incapace di affrontare la vita, dalla quale esso ancora è schiacciato e della quale ancora non ha compreso le differenze tra essere bambino e diventare uomo.

Il piacere di una stretta di mano e l’ignoranza che deriva dai convenevoli

27 novembre 2009 at 14:23

Una stretta di mano e una parola convenevole di troppo

Una stretta di mano e una parola convenevole di troppo


I convenevoli venivano utilizzati un tempo per determinati motivi, ad oggi rimane ancora in noi una serie di abitudini che oggi giorno però non sono più consone al tipo di vita che facciamo. Oltre a comportarci per abitudine, questi gesti perdono valore, lasciando posto ad ignoranza e ipocrisia.

Sicuro che sia un piacere?

Siamo così condizionati dai convenevoli che ormai non ci accorgiamo più di ciò che facciamo e di quello che diciamo. Quando ci presentiamo a qualcuno o quando lo incontriamo per i più svariati motivi gli diamo la mano per una stretta che fondamentalmente vuol dire pace. Una sorta di primo contatto fisico per stabilire un rapporto. Nel mentre, generalmente, diciamo anche “piacere”. Ho sempre trovato questo modo di comportarsi di grande ignoranza. Come si può dire che è un piacere conoscere una persona se fondamentalmente l’abbiamo appena incontrata e non ancora conosciuta?

Prima conosci la persona, poi sei in grado di capire se è stato un piacere

Personalmente mi è capitato di incontrare delle persone e scoprire dopo averle conosciute che non è stato affatto un piacere. Niente di che, ci mancherebbe, ma non posso dire che sia stato un piacere, una sensazione che associo ad altre persone e contesti. Così ritengo più corretto e meno ipocrita salutare semplicemente una persona quando le si stringe la mano e tenere un eventuale esternazione delle proprie emozioni per quando la si saluta nuovamente, dopo avere potuto appurare che effettivamente sia stato un piacere.

Convenevoli: molta apparenza e poca sostanza

Il rischio di questi convenevoli è di diventare vuoti, essere solo apparenza e niente sostanza. Cercando di rispettare tutti, non mancando di rispetto a nessuno ed essendo anche gentili, ritengo sia giusto dire alle persone ciò che si pensa piuttosto che creare una sorta di muro di ipocrisia che a nulla servirà se non a mantenere le due persone lontano tra loro, facendogli magari credere, invece, di essere vicine. È molto importante avere la libertà di dire alle persone ciò che si pensa veramente ed è altrettanto importante sapere accettare ciò che la gente ci dice. Riuscire in questo significa avere messo da parte un contesto di maturità e di rispetto per noi e per gli altri per nulla indifferente.

Il parlare che si trasforma in guerra per portarsi a casa la ragione

28 settembre 2009 at 11:25

litigio tra uomo e donna

Una discussione finita in litigio per volere avere ragione a tutti i costi


Quando si parla si tende a perdere il concetto di discussione, soprattutto la parte costruttiva di essa. Molte volte si arriva al punto in cui entrambe le parti vogliono solo prevalere sull’altro per dimostrare di avere ragione.

Il piacere di parlare

Parlare con amici e conoscenti è molto piacevole, le discussioni sono un vero diletto, una sorta di linfa vitale per la vita e la mente di tutti noi. Dopo una cena, facendo due chiacchiere si può arrivare a parlare praticamente di qualunque cosa. Le opinioni sono tante, ognuno ha il suo punto di vista ed è veramente costruttivo parlare e ascoltare cosa dicono tutti.

I pericoli delle discussioni

Capita però troppo spesso che le discussioni si infiammino. La foga, soprattutto in noi italiani, di parlare animatamente trasforma la discussione in una sorata di guerra per portarsi a casa la ragione. Si perde il senso di condivisione dei pensieri, di quanto sia utile e importante parlare con calma e chiarezza e ascoltare con attenzione. Molte persone, quando ascoltano, tendono ad aspettare il proprio turno per parlare.

L’impegno da mettere in una discussione

È molto importante invece immedesimarsi nel pensiero altrui per capirne le ragioni, per capire quale corrente di pensiero e quali motivazioni portano a quel ragionamento. Ci si mette così in discussione, imparando molto di se stessi grazie al pensiero degli altri. Il pensiero va poi elaborato secondo il proprio ragionamento, cosicché possa crescere e migliorare. È un percorso duro e difficile, ma molto costruttivo e maturo.

La guerra delle discussioni

Purtroppo il più delle volte le persone parlano semplicemente portando in guerra il proprio pensiero contro quello altrui. E così le discussioni divengono semplicemente un momento di sfogo per la propria rabbia e la propria repressione, cercando di avere l’ultima parola, quasi questo potesse simboleggiare la vittoria sull’altro.

I veri vincitori sono quelli che dopo una discussione si portano a casa qualcosa che prima non avevano; un pensiero, un ragionamento, un’idea. Accettano la cosa con gioia e pensano nei giorni successivi a quanto appreso per elaborare ancora meglio le nuove ideologie che saranno sicuramente costruttive.

Imparare dai bambini

Credo questo sia un segno di maturità, che purtroppo al giorno d’oggi manca spesso. Pare quasi siamo tornati tutti bambini. Forse i bambini in alcuni contesti si comportano meglio: non hanno manie di grandezza ne comportamenti da despota. Ogni tanto faremmo bene a imparare da loro.