morte

L’utilizzo del web che fanno gli Italiani dimostra quanto siano ignoranti e sadici

20 luglio 2010 at 06:17
Taricone e Dell'Utri

Informazione degli Italiani tra la morte di Taricone e la sentenza a Dell'Utri

Gli Italiani hanno scelto di usare il web per informare circa la morte di Taricone, ma non della sentenza riguardo Dell’Utri. Dagli “Italiani brava gente” agli “Italiani gente sadica”.

È morto Taricone e hanno condannato Dell’Utri

Il giorno in cui è morto Pietro Taricone è risultato evidente come un buon strumento quale il web in mano a persone con poco cervello possa diventare uno strumento mediocre. Certo, siamo tutti dispiaciuti per Taricone; per ciò che rappresentava, per il personaggio che era, ma soprattutto per l’uomo che abbiamo conosciuto. Quel giorno sono apparsi sulla rete e sui vari social network infiniti post o link riguardo la sua morte. Lo stesso giorno è stato condannato Marcello Dell’Utri, ma i post e i link a riguardo sono stati molto meno, anzi, proprio pochi.

Italiani sadica gente

Se gli Italiani usassero la rete per informare e informarsi allo stesso modo in cui la usano per pubblicare notizie poco rilevanti per il paese (con tutto il rispetto per Taricone) l’Italia sarebbe sicuramente un paese diverso. Ma forse è solo utopia, perché occorrerebbero Italiani diversi per avere un paese diverso. Italiani non interessati al gossip, alle minchiate, alla notizia bollente e soprattutto non così sadici. Già, perché postare i link della morte di Taricone è solo un modo per farsi grandi agli occhi degli altri. Come volere dire “hai visto cosa ho postato? Tu lo sapevi? Io sono cool perché l’ho postato prima di te”.

6 anni fa i social network quasi non esistevano ancora e il web non offriva gli strumenti attuali e non aveva nemmeno un così ampio utilizzo. Ma 6 anni sono l’età della figlia di Taricone. Ora, se fosse nata qualche settimana fa qualcuno avrebbe postato o linkato qualcosa? Perché quindi informare sulla morte di una persona, che fondamentalmente viene ritenuta una cosa triste, ma non informare su una cosa bella come la nascita di una bambina? A voi il pensiero e la ovvia e dura risposta.

Culto dei morti

23 maggio 2010 at 06:34
teschio poggiato su testo sacro al quale è appeso un rosario

Il culto dei morti

Il culto dei morti è il punto più infimo dell’idolatrìa esercitata dai fedeli delle religioni. I morti vengono mistificati, pregati e infine divinizzati, come fossero un Dio, da gente priva di fede, che ignora ciò in cui crede e non sa ciò che fa.

Nuove divinità da adorare ogni giorno

Alcuni riti e cerimonie del mondo religioso creano grandi interrogativi. Se si conosce un poco le scritture si può comparare ciò che vi è riportato a ciò che viene invece esercitato dalle varie comunità religiose, tra le quali ovviamente i cattolici. Si può così comprendere come questi seguano il mondo e non Dio. Lo sdegno più grande si ha con il culto dei morti, in cui ogni religioso venera e prega il proprio parente defunto. Non si accorgono di ciò che fanno, ignorano ciò che sta scritto e intanto creano nuove divinità personali da adorare.

L’idolatrìa del culto dei morti

Gli atti che compiono sono i più svariati: dal confidare nella nonna morta tempo addietro, al pregarla completamente perché possa vegliare su di loro. Si creano santini da tenere in casa o in tasca come fossero reliquie dai mistici poteri. Mistificano e santificano comuni persone rendendole ai loro occhi delle semi-divinità (esempio: padre pio). Perdono così il messaggio principale e si interessano semplicemente all’idolatrìa. Hanno fatto così anche per il Cristo: invece di capire il messaggio che ha portato si sono limitati a crostruirgli una statua, che sistemata in chiesa o appesa al proprio collo è pronta per essere adorata come un vitello d’oro.

Infedeli nei confronti di Dio

Hanno bisogno di materialità perché vivono in un mondo materiale e preferiscono adorare i morti piuttosto che comprendere cosa voglia dire adorare Dio in spirito e verità. Ignorano i suoi insegnamenti e le sue regole. Ignorano la sua gelosia. Adorano ciò che più gli conviene e gli fa comodo al momento, perché in realtà non provano un sentimento verso Dio, ma verso loro stessi. È questo che li porta a credere in ciò che vogliono piuttosto che nella verità. Anche se la vedessero non la riconoscerebbero, perché non è questa che stanno cercando. Cercano invece un equilibrio interiore per riuscire ad andare avanti perché sono completamente privi di fede.

Religioni ad personam

Si cullano nella propria felicità che provano visitando le tombe dei morti, che lustrano e rispettano quasi fosse l’altare di un nuovo Dio. Cambiano fiori e recitano preghiere, facendosi veri cultori del morto che hanno di fronte. Se almeno fossero fermamente convinti di ciò che fanno non avrebbero nulla da temere: un giorno saranno divinizzati anche loro. Avranno i più svariati parenti che li adoreranno come fossero un Dio da pregare e a cui chiedere i propri favori. Vedranno figli e nipoti inginocchiarsi sulle loro tombe e il fumo delle loro preghiere salire fino alla loro dimora. Si uniranno alle infinità di altri morti divinizzati per insidiare il trono di Dio e una nuova religione e un nuovo culto dei morti avrà inizio.

La religione degli atei

31 agosto 2009 at 12:44
un ateo in paradiso non crede che non lo facciano entrare

La ferma convinzione di un ateo di fronte all\’evidenza

Gli atei hanno varie credenze. Un mischione tra religione e alcune scuole di filosofia. Ignorano però che per loro conta molto convertire altri alla loro verità, cosa che mette in dubbio molte loro convinzioni.

Felicità e benessere dei singoli per non essere scartati dal gruppo

12 agosto 2009 at 09:26
palloncini in volo in un cielo paradisiaco

La felicità dei singoli e del gruppo in relazione tra loro

“Se stai bene va bene, se muori va bene. È lo stare nel mezzo che fa incazzare la gente.”
Leonardo Di Caprio – The Beach

L’immortalità dello spirito dell’uomo

31 luglio 2009 at 09:20

spirale

La vita dell'uomo come una spirale


L’uomo tende a credere che la morte sia il contrario della vita. Non conosce i misteri di Dio e le sue leggi, dimentico del tempo passato e ignorante di quello futuro. Lo spirito dell’uomo è immortale perchè da Dio proviene e a Dio ritornerà.

L’essere, il non essere, il divenire e il non esistere più

Ciò che è potrà arrivare a non essere? No, ciò che è sarà sempre. Il ragionamento contrario ne da una conferma. Ciò che non è non può arrivare a essere. Non avendo coscienza non avrebbe l’intenzione di divenire ne quella del fare e l’unica alternativa che avrebbe è che fosse creato. L’uomo quindi è, poichè lo spirito che gli è stato dato è in vita da sempre. “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.” Genesi 2,7.”

La vita, la morte e l’immortalità dell’uomo

Lo spirito dell’uomo esiste da sempre. La sua carne corruttibile perirà, ma il suo spirito vivrà per sempre. La nostra parte più recondita, il nostro io interiore, la nostra ragione, ciò che i greci chiamavano logos è immortale. Al momento della morte l’inconscio non scompare, si trasforma. L’uomo tende a credere che la morte sia il contrario della vita, ma così non è. Il contrario della vita è la non vita, la non esistenza. La morte è un’esperienza, così come sta scritto: “Il Regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te. Non è negli edifici di pietra e cemento. Spezza un legno e io ci sarò, alza una pietra e lì mi troverai. Colui che trova il senso segreto di queste parole non assaggerà la morte.” Vangelo di Tommaso

Per assaggiare qualcosa bisogna essere vivi, altrimenti non si può fare. E non potrebbe essere nemmeno un trapasso, perchè ci sarebbe comunque un distacco tra la vita e la morte, cioè tra il sentire e il non sentire più nulla, che provocherebbe un contesto di non vita, di non esistenza. Un contesto in cui non si percepirebbe più nulla e quindi non si potrebbe fare esperienza, non si potrebbe “assaggiare”. Questo vuol dire che la vita è immortale, nelle sue svariate forme, e solo chi l’ha creata può distruggerla.

Non solo, questo permette di capire che tutto ciò che esiste è quindi creato e di conseguenza immortale a volere di Dio. Lo sprito da la vita e ciò che è in vita ha quindi spirito. Ciò che vive ha in se lo spirito e quindi è immortale. L’uomo ha portato l’immagine di un “uomo” un tempo, ora porta l’immagine di un altro “uomo”, così come sta scritto: “Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste.” 1 Corinzi 15,47

Il corpo dell’uomo è tempio di Dio

Così come un tempo lo spirito di Dio abitava nel tempio, ora abita negli uomini e il corpo di questi è divenuto tempio di Dio. L’uomo dovrebbe avere più rispetto del suo corpo e dello spirito che gli è stato donato. Dovrebbe ricordare che “Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.” Giovanni 3,6. Siamo figli dei nostri genitori poiché la carne arriva dalla carne, ma siamo figli del Padre poiché lo Spirito arriva dallo Spirito.