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Il tesoro dei poveri… di spirito

13 agosto 2009 at 16:51

logo del superenalotto

Superenalotto - il simbolo odierno del consumismo e della perdita di spirito


La corsa ai milioni del superenalotto evidenzia la follia della nostra società e delle persone che la rincorrono. Si perde sempre più il valore ci ciò che realmente è un tesoro a vantaggio del vile denaro.

La caccia al tesoro

Nelle ultime settimane i media ci hanno bombardato con la rincorsa ai milioni del superenalotto. E gli Italiani si sono fatti bombardare tranquillamente. Oltre alle pubblicità del concorso anche i telegiornali hanno spinto un bel pò per fare si che questo jackpot attirasse sempre più persone. Si nota l’ignoranza delle genti nell’incremento delle giocate, come se 100 milioni e passa cambiassero la vita e 30 milioni no.

L’evidenza che i soldi non danno la felicità

Uno studio universitario ha dimostrato come la vincita anche di grosse somme di denaro non porti alla felicità, che dopo un paio di anni si affievolisce fino a scomparire del tutto. Rimangono invece ben presenti i problemi del nostro inconscio. Un altro studio ha effettuato un curioso esperimento facendo vincere con una lotteria in un supermercato delle piccole somme ai clienti, che vedevano però il cliente / complice subito dopo di loro vincere molto di più. I risultati sono stati sicuramente divertenti ma anche spaventosi. Ne è emerso che i vincitori si concentravano su coloro che avevano vinto più di loro invece di gioire del proprio piccolo bottino, evidenziando l’invidia anche nella fortuna.

Il denaro è la condanna degli uomini

Gli uomini non sono mai contenti, vogliono sempre di più e si lamentano sempre indipendentemente da ciò che fanno e hanno. Si evince anche dal fatto che chi già è milionario provi a vincere al superenalotto. Si crede che il denaro sia una fortuna, ma in realtà è una condanna, un morbo che attacca la mente e dal quale si rischia di non liberarsi più. Una rincorsa a volere sempre di più destinata a fallire verso un obiettivo infinito. Gli uomini sono sempre in cerca di qualcosa e credono che ciò di cui hanno bisogno sia il denaro o possedere varie cose. Hanno smarrito il significato del vero valore della vita, che è dentro e fuori ognuno di loro.

I tesori dello spirito

Si impegnano tanto nella ricerca dei tesori materiali e dimenticano di coltivare i tesori dello spirito, che sono impermutabili, inattaccabili e senza fine. Chi cerca la vittoria delle lotterie e il denaro si allontana sempre di più dal tesoro del proprio spirito. Soldi e cose sono il tesoro di chi non si accorge che è povero e lo continuerà ad essere finchè considererà di valore queste cose.

“Non accumulate tesori sulla terra, dove la polvere li corrompe e dove i ladri minano e rubano, ma accumulate tesori nel cielo dove né la polvere danneggia, né la ruggine corrompe e neppure i ladri rubano e rovinano; perché dove sarà il vostro tesoro lì sarà pure il vostro cuore”
Matteo 6,19

Il lavoro di oggi distrugge l’uomo

11 agosto 2009 at 15:06

uomo stilizzato trascina il peso del lavoro

Il peso del mondo del lavoro e della relativa società sull'uomo


Il mondo del lavoro nella società odierna distrugge l’uomo dall’interno. Non solo un contesto di fatica fisica, ma mentale e sentimentale. Un malcontento che accomuna milioni di Italiani.

Il lavoro contro l’uomo nella società di oggi

Il lavoro oggi è più di una condanna. Non tanto per la fatica e gli impegni dipendenti dalle varie tipologie di lavoro, ma per il contesto societario in cui è strutturato. Qualsiasi sia il lavoro, il suo luogo, i colleghi e i superiori, i lavoratori vivono un malcontento che li accomuna tutti. Li rode dentro, li isola, gli fa macinare pensieri che portano l’uomo a ragionare contro se stesso e la propria persona.

La gerarchia del lavoro e i rapporti umani

Che lo si guardi dall’alto o dal basso, il mondo del lavoro ha delle grandi problematiche. I dirigenti e i superiori non ascoltano, pensano solo ai fatti loro, a come fare quadrare il loro lavoro e dimenticano l’importanza dei rapporti umani. Non se ne accorgono al momento, ma arriverà un giorno in cui anche loro si guarderanno dentro e si ritroveranno marciti da comportamenti che avrebbero potuto tenere diversamente.

I lavoratori sono mangiati nello spirito, nel corpo e nella mente da un contesto societario fuori ogni logica umana>. Difficoltà nei rapporti con i superiori perchè pare che lavoro e rapporti umani non possano andare d’accordo, difficoltà nei rapporti con i colleghi per via di tutta una serie di contesti societari fuori da ogni logica e ragione.

Uomini nel lavoro, bambini nei rapporti

La mia esperienza personale mi ha portato a vedere tanti luoghi di lavoro, alcuni molto diversi tra loro, ma con delle somiglianze per ciò che viene vissuto da tutti e che mi hanno sempre un pò fatto ridere e un pò sconvolto. C’era sempre la bella ragazza che tutti i “senza cervello” si volevano fare, c’era il ragazzo figo, quello dritto, quello che tutti prendevano come esempio (un bell’esempio di merda a mio avviso), c’era lo sfigato (ho probabilmente ricoperto questo ruolo più volte) che veniva preso in mezzo o guardato come fosse un alieno perchè non si comportava come tutti gli altri. C’erano poi il superiore che tutti odiavano e quello invece altamente stimato, che chissà perchè mi è sempre parso che ogni tanto si scambiassero di ruolo.

Tutto questo mi ricorda un pò la scuola… vuol dire forse che non siamo cresiuti? Siamo ancora dei bambini? Forse si, forse mancano gli uomini in grado di lavorare senza diventare degli stronzi. La fatica porta alla cattiveria e pochi in Italia riescono a gioire del proprio lavoro e della propria fatica. Pochi hanno l’umiltà di lavorare senza impazzire e pochi riescono a non cambiare la propria persona per rientrare meglio in una società di merda, fatta di apparenza e non di essere.

Il mondo delle apparenze

Questa società fa si che molti lavoratori arrivino ogni mattina a lavoro con una sorta di maschera che li rappresenta. Non sono loro, sono ciò che credono di dovere essere, o ciò che gli fa comodo essere per riuscire ad arrivare a fine giornata soffrendo il meno possibile, ma la sofferenza e i problemi se non affrontati li seguiranno sempre, ingrandendosi ogni giorno di più finché non li guarderanno dritti in faccia!

I lavoratori di oggi hanno remore a parlare con i superiori, li temono, quasi non fossero persone ma mostri. Cosa ha portato a questo? Forse comportamenti da mostri invece che da uomini. D’altro canto i superiori tendono a non ascoltare i lavoratori. Generalizzano e li considerano un numero nellla massa invece che individui ben precisi, ognuno con le proprie forze e debolezze. Forse la mancanza di capacità dei dirigenti e superiori di valutare le abilità di ogni individuio ha portato a far credere a ognuno di noi che siamo tutti uguali, che in un certo senso è vero, ma in un altro più profondo no.

Migliorare la propria condizione invece di fuggire

Tutto questo ha portato l’uomo a impazzire per il lavoro, che negli ultimi tempi lo ha seguito a ruota ed è impazzito anch’esso: ritmi sfrenati, corsa a un profitto sempre più grande e sempre meno importanza e salvaguardia all’uomo come persona e come singolo. Così ora molti vivono le ferie come una fuga dal lavoro invece che un periodo di riposo da esso. Purtroppo è una fuga destinata a morire. Molti hanno sentori di cambiamento, desideri di viaggiare e tante idee per la testa. Tutte cose stupende, peccato nascano a cuasa di un malcontento invece che da sole. Perdono così il loro valore, la gioia che portano con se, ciò che significherebbero in condizioni normali, che ormai l’uomo nel mondo del lavoro non vive più.

Ci sono ancora possibilità per sopravvivere a questo pazzo mondo del lavoro. Rimanendo se stessi e parlando ai propri superiori e colleghi quando ce n’è bisogno. Facendo sentire la propria voce e rispettando tutti. Il segreto è una presenza attiva atta a migliorare le cose e non passiva per mantenere il quieto vivere.

La paura del buio e di altre cose

7 agosto 2009 at 18:35

L'urlo di Munch

L'urlo di Munch rappresenta la paura


Quella del buio è da sempre una paura insita nell’uomo. Indipendentemente dalle esperienze personali, dall’età o dal coraggio ciò che non riusciamo a vedere e che non conosciamo ci spaventa.

Paura del buio o di ciò che non conosci?

Quando l’uomo nasce “viene alla luce”, ma i suoi primi 9 mesi di vita li trascorre al buio. Dovrebbe quindi essere abituato e invece tende ad essere intimorito dalla mancanza di luce. Fondamentalmente si evince come non sia il buio in se ciò che spaventa, ma la mancanza di consapevolezza di ciò che potrebbe esserci dove non riesce a vedere.

Quando ti trovi al buio e cominci a domandarti cosa ci sia, stai creando tu ciò che prima non c’era. Crei in te una paura che prima non avevi e più ci pensi e più la paura diventa grande, finchè non diventa suggestione e si trasforma poi in certezza. Se osservando o ascoltando al buio ti sembra di scorgere o sentire qualcosa stai creando un mostro . Le stesse paure che hai al buio, se solo ci pensassi, le avresti anche alla luce. La differenza si trova nella sicurezza che la luce ti da. Ti permette di vedere chiaramente e questo ti fa credere di potere vedere tutto. Ti da la certezza che tutto sia a posto, ma in realtà prendi solo fiducia in te stesso, abbandoni ogni pensiero che ti farebbe incorrere nel buio del tuo io.

Può darsi che i mostri nel buio ci siano, ma li hai mai visti?

Se al buio ci sono dei mostri, prima di spaventarti della loro presenza cerca almeno di vederli, allora avrai di che essere spaventato. Avere paura di qualcosa che forse si è visto, forse si è sentito, ma alla fine non si è certi ne di una cosa ne dell’altra mi pare un pò stupido.

Luce e buio sono dentro di noi

Ci sono uomini che stando al buio ed essendo consapevoli e sicuri ed avendo fede non temono nulla. Altri che seppure si credono alla luce in realtà vivono un buio che mangia dall’interno. Probabilmente al buio ci sono dei mostri, ma non ve ne sono forse anche alla luce? Allora non bisogna avere paura del buio perchè non è questo che ci spaventa, ma i mostri. Per capire cosa ti spaventa e perchè, occorre innanzitutto capire chi sei e di cosa hai paura.

La paura ci fa crescere, conoscere ed evolvere

Mi piace pensare che tutto scorre e che nulla va come non dovrebbe. Considerando questo, le mie paure divengono una storia, già scritta o già vissuta da chissà quanti altri. Se così deve essere così sia. Gli uomini tendono ad avere talmente paura che dopo un pò non ricordano più di cosa avevano paura e hanno paura solo del fatto di avere paura.

La paura va accettata. Non ci sono uomini al mondo che non hanno paura di qualcosa. La differenza sta solo nel come la si vive. Si può avere paura del buio e rimanere terrorrizzati e passivi, oppure ci si può destare, andare incontro alle proprie paure e diventare attivi. Mentre vive, l’uomo si evolve. Le paure che avevi da piccolo ora ti fanno sorridere, ti sei mai chiesto perchè? Avremo sempre paura, l’importante è non vivere in essa e le volte che capiterà trovare il coraggio di andarle incontro. Conosceremo cose di noi e delle nostre paure che ci fortificheranno e ci permetteranno di evolverci ed è questo il bello! Tanto non temere, messa da parte una paura ce ne sarà sicuramente un’altra poco dopo! 🙂

L’immortalità dello spirito dell’uomo

31 luglio 2009 at 09:20

spirale

La vita dell'uomo come una spirale


L’uomo tende a credere che la morte sia il contrario della vita. Non conosce i misteri di Dio e le sue leggi, dimentico del tempo passato e ignorante di quello futuro. Lo spirito dell’uomo è immortale perchè da Dio proviene e a Dio ritornerà.

L’essere, il non essere, il divenire e il non esistere più

Ciò che è potrà arrivare a non essere? No, ciò che è sarà sempre. Il ragionamento contrario ne da una conferma. Ciò che non è non può arrivare a essere. Non avendo coscienza non avrebbe l’intenzione di divenire ne quella del fare e l’unica alternativa che avrebbe è che fosse creato. L’uomo quindi è, poichè lo spirito che gli è stato dato è in vita da sempre. “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.” Genesi 2,7.”

La vita, la morte e l’immortalità dell’uomo

Lo spirito dell’uomo esiste da sempre. La sua carne corruttibile perirà, ma il suo spirito vivrà per sempre. La nostra parte più recondita, il nostro io interiore, la nostra ragione, ciò che i greci chiamavano logos è immortale. Al momento della morte l’inconscio non scompare, si trasforma. L’uomo tende a credere che la morte sia il contrario della vita, ma così non è. Il contrario della vita è la non vita, la non esistenza. La morte è un’esperienza, così come sta scritto: “Il Regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te. Non è negli edifici di pietra e cemento. Spezza un legno e io ci sarò, alza una pietra e lì mi troverai. Colui che trova il senso segreto di queste parole non assaggerà la morte.” Vangelo di Tommaso

Per assaggiare qualcosa bisogna essere vivi, altrimenti non si può fare. E non potrebbe essere nemmeno un trapasso, perchè ci sarebbe comunque un distacco tra la vita e la morte, cioè tra il sentire e il non sentire più nulla, che provocherebbe un contesto di non vita, di non esistenza. Un contesto in cui non si percepirebbe più nulla e quindi non si potrebbe fare esperienza, non si potrebbe “assaggiare”. Questo vuol dire che la vita è immortale, nelle sue svariate forme, e solo chi l’ha creata può distruggerla.

Non solo, questo permette di capire che tutto ciò che esiste è quindi creato e di conseguenza immortale a volere di Dio. Lo sprito da la vita e ciò che è in vita ha quindi spirito. Ciò che vive ha in se lo spirito e quindi è immortale. L’uomo ha portato l’immagine di un “uomo” un tempo, ora porta l’immagine di un altro “uomo”, così come sta scritto: “Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste.” 1 Corinzi 15,47

Il corpo dell’uomo è tempio di Dio

Così come un tempo lo spirito di Dio abitava nel tempio, ora abita negli uomini e il corpo di questi è divenuto tempio di Dio. L’uomo dovrebbe avere più rispetto del suo corpo e dello spirito che gli è stato donato. Dovrebbe ricordare che “Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.” Giovanni 3,6. Siamo figli dei nostri genitori poiché la carne arriva dalla carne, ma siamo figli del Padre poiché lo Spirito arriva dallo Spirito.

L’evidenza logica dell’esistenza di altre forme di vita

24 luglio 2009 at 22:58

Lo spazio e i suoi misteri di vita

Lo spazio e i suoi misteri di vita


Nel corso della sua storia l’uomo ha sempre allargato i suoi orizzonti e fatto nuove scoperte, tra queste ha potuto scoprire che più si spostava e più incontrava altri uomini, altre razze, altre specie. È solo questione di tempo perché questo accada ancora.

I tempi in cui l’uomo osservava il mistero

In tempi in cui l’uomo viveva in piccoli villaggi si poneva probabilmente domande misteriose. Guardava il cielo osservando stupito le stelle. Guardava l’orizzonte della terra chiedendosi cosa ci fosse al di la del colle. Questo finché alcuni prodi non iniziare a volere dare delle risposte a questi quesisti e partirono alla scoperta di questi misteri.

Il concetto di spazio e tempo relativo alla conoscenza

L’uomo ha così imparato che dietro il colle cui guardava con sospeto c’erano altre tribù, altri uomini. E le tribù si unirono e divennero una grande tribù. Si chiesero poi cosa ci fosse dietro la montagna e l’uomo scoprì che c’erano altre grandi tribù. E le grandi tribù divennero comunità. Col passare del tempo l’uomo ha sempre allargato i suoi confini e il suo immaginario. Ha sempre ipotizzato di essere l’unico e creduto che il suolo dove risiedeva era l’unico abitato, ma ha sempre scoperto che le cose stavano diversamente. Nuove terre sono state scoperte e nuovi uomini conosciuti.

Le tribù divennero città e le città nazioni, ma il contesto rimase sempre lo stesso. Ora le nazioni, dopo essere diventate continenti sono divenute un pianeta solo. Ora guardiamo allo spazio e pensiamo. Solo gli stolti possono credere che al di la di una montagna, questa volta un pò più grande, non ci sia la vita ancora una volta. In fondo non è cambiato molto, si sono solo trasformati i luoghi. Guardando indietro abbiamo la possibilità di capire cosa troveremo davanti a noi. E’ solo questione di tempo e altri uomini e nuove razze saranno incontrate e conosciute.

La forza della logica mostra la verità

A volte basta immaginare il presente vedendolo come il futuro del passato per capire come stavano le cose, come stanno e come saranno. Allora prova a immaginare e cerca di vedere dove i tuoi occhi ancora non possono, ma dove gli occhi di chi verrà dopo di te osserveranno molto bene e considereranno, ciò che molti giudicano impossibile, una cosa assolutamente normale. La vita non ha confini ne limiti di tempo.