Mussolini nella sua ultima intervista

1 gennaio 2010 at 12:04

Mussolini

Mussolini


Nella sua ultima intervista Mussolini fa un sunto di quanto accaduto in Italia e nel mondo durante la sua dittatura. Analisi del pensiero distorto e della dubbia filosofia di un personaggio che ha creduto in se e nell’Italia a tal punto da entrare nella sfera dell’entropia.

Il filosofo dell’entropia

Le parole di questa intervista sembrano quasi le parole di un filosofo entropico, che alla fine dei suoi giorni non vede altro che male e nero. Le prime parole riguardo l’esperienza hanno quasi un senso logico. È vero, l’uomo ripete sempre gli stessi errori, ma senza l’esperienza ne compierebbe molti di più. Occorre guardare un arco di tempo molto ampio per potere capire che l’esperienza è indispensabile all’uomo.

La solitudine degli uomini

Concordo con quanto detto circa la solitudine degli uomini. Quando un uomo si ritrova solo è obbligato a guardarsi dentro e molto probabilmente dovrà imparare ad andare d’accordo con se stesso, cosa molto difficile che ad oggi è divenuta impossibile per molti. Gli uomini hanno sempre più bisogno degli altri, ma a differenza di un tempo non è più un contesto sociale sano. Il valore della comunità, il piacere di stare insieme. Molti uomini di oggi sanno nell’inconscio che da soli morirebbero molto velocemente. Ad oggi molti uomini fanno uso della comunità per ostentare la propria presenza nel mondo, la propria esistenza. Per vantarsi di quanto fatto o posseduto, di quanto siano belli o ben vestiti. Questa è la vera solitudine degli uomini di oggi, che non hanno ancora capito che sono soli anche quando sono in mezzo alla gente.

Mussolini non ha creato il fascismo, l’ha tratto dall’inconscio degli italiani

Probabilmente questa affermazione ad effetto è veritiera. Vuol forse dire che bisogna impegnarsi a tirare fuori ciò che di male c’è nelle genti? Se io plagiassi una persona a fare il male potrei dire che io non ho colpe perché ciò che è stato è frutto dell’inconscio della persona che ha fatto il male? In ogni uomo c’è il bene e il male, bisogna solo decidere cosa è meglio fare fuoriuscire da essi. Il popolo di una nazione è come un bambino e chi lo governa fa le veci del genitore. Non si da quindi ai bambini ciò che vogliono quando vogliono, ma per il loro bene si cerca di insegnargli il meglio. I bambini mangerebbero dolci e caramelle tutti i giorni. Questo farebbe si la loro felicità, ma diverranno essi un giorno degli uomini? Diverranno veramente felici?

Chi governa una nazione dovrebbe impegnarsi a trarre il meglio dalle genti. Insegnargli il valore del bene. Non spingendoli verso i loro più marci e reconditi sentimenti dicendo poi che questo è ciò che li caratterizza. Essi in questo caso sarebbero caratterizzati da chi li ha governati e non da loro stessi! Gli uomini hanno bisogno di imparare e occorre loro qualcuno che sappia insegnargli i veri valori della vita, le cose giuste. Qualcuno che gli insegni a combattare contro i loro sentimenti più meschini e più malvagi.

Un errore è un errore

Quando ci viene detto che abbiamo sbagliato non sempre chi ce lo fa notare sa anche dirci come avremmo dovuto comportarci. Se qualcuno non sa dare un’alternativa ai nostri errori non significa che i nostri errrori non siano tali. Un errore infatti non viene cancellato se ci viene fatto notare o meno, o se qualcuno mostra la giusta alternativa ad esso. È un errore e tale rimane!

La volontà di sottomissione del popolo Italiano

Il popolo Italiano voleva essere sottomesso? Non credo. Ai tempi del fascismo l’Italia era caratterizzata da ignoranza e analfabetismo. Mussolini stordiva gli Italiani con filmati propagandistici e ammutolendo di fatto la libera informazione. Da una parte dava agli Italiani ciò che ad essi serviva (trovando così consenso popolare), dall’altra li obbligava a credere che tutto quanto fatto da lui era giusto e bene. Non permetteva pensieri alternativi e se mai vi erano venivano stroncati sul nascere. Il suo potere era basato sul potere militare e la conquista. Ora, in una nazione prevalentemente contadina si può parlare di volontà di sottomissione? Io parlerei più di obbligo inconscio di sottomissione e forte ignoranza. Pensandoci bene chi mai sceglierebbe una vita di sottomissione a una vita libera?